Il caro carburanti spinge l’ inflazione Marzo al top dal 2008
ROMA IL MOSTRO si sta risvegliando. E non promette nulla di buono. A marzo l’ inflazione ha registrato un incremento, rispetto al mese precedente, dello 0,4%. Il che significa che, su base annua, il rincaro del costo della vita viaggia al passo del 2,5%. E’ il valore più alto mai toccato da novembre del 2008. Consola ben poco che nell’ area euro la media dell’ inflazione sia una frazione più alta: 2,6%. Il dato europeo (ormai è scontato) spingerà, la prossima settimana, la Bce a ritoccare al rialzo il sistema dei tassi innescando una spinta all’ aumento del costo del denaro sia per le famiglie (mutui e prestiti), sia per le imprese. Da Francoforte trapela solo che c’ è l’ intenzione di muoversi in «modo graduale». Quindi, non più di mezzo punto. Da quasi due anni il tasso di sconto europeo è fermo all’ 1%. IN ITALIA l’ accelerazione dell’ inflazione è dovuta soprattutto ai prodotti energetici, anche se una spinta non secondaria è venuta dai prezzi dei generi alimentari. La benzina nel mese di marzo è rincarata del 3,4%, rispetto a un anno fa del 12,7%. Il gasolio ha registrato un rincaro mensile del 4,3%, e del 16,5% annuo. Il Gpl è aumentato dello 0,1% sul mese e del 20,7% sull’ anno. La riprova di quanto abbiano pesato i prodotti energetici è data dal fatto che escludendoli dal computo l’ inflazione annua si sarebbe fermata all’ 1,9%, ossia sotto la soglia psicologica del 2%. Il guaio è che l’ andazzo all’ aumento non sembra destinato a cambiare nel prossimo futuro. Ad esempio, due giorni fa è stato deciso che a partire da questo mese di aprile scatteranno gli aumenti delle bollette elettriche e del gas. Non basta, la bella stagione porterà a un rincaro di circa il 4% dei pacchetti vacanze, mentre i prezzi dei biglietti aerei hanno già subito un aumento di circa il 12%. SONO TUTTI dati che si scaricano sui bilanci familiari e sono destinati a ripercuotersi sull’ andamento dei consumi. Non è certo un caso che a marzo le uniche riduzioni dei prezzi si siano manifestate per il settore cultura e spettacoli e per le telecomunicazioni. Si comincia tagliando nei settori non essenziali. La Confcommercio ha spiegato che non c’ è molto da meravigliarsi perché il «dato era ampiamente atteso», ed è in linea con la previsione secondo cui il 2011 è destinato a chiudersi con un’ inflazione media «intorno al 2,7%». I numeri allarmano le associazioni dei consumatori, che parlano di una nuova stangata a danno delle famiglie. Il Codacons, anche alla luce dei rincari di gas e luce in arrivo, la calcola pari a 1.240 euro l’ anno, mentre Adusbef e Federconsumatori denunciano «le speculazioni in atto». NON C’ E’ neppure da sperare che il gap sarà recuperato con la crescita delle retribuzioni. L’ ultimo dato disponibile (relativo al mese di febbraio) spiega che le retribuzioni contrattuali orarie stanno crescendo del 2,1%, quindi meno dell’ inflazione. Ciò significa che è in atto una perdita effettiva del potere d’ acquisto dei lavoratori e delle loro famiglie. Ancora peggio vanno le cose per i pensionati i cui redditi crescono più lentamente delle retribuzioni. A tutto ciò si può aggiungere che sono circa sette milioni i lavoratori dipendenti in attesa, da oltre due anni, del rinnovo contrattuale. Anche in questo caso è il dato più alto registrato dal 2008.
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