9 Gennaio 2002

Il caro caffè davanti al giudice

Denuncia del Codacons dopo la segnalazione di un cliente di un bar

Il caro caffè davanti al giudice

Troppe 300 lire in più (0,15 euro) per l`arrotondamento del prezzo di un caffè. Così da Firenze è partita la prima vertenza giudiziaria legata al cambio delle lire in euro. A promuoverla è il Codacons, che cita in giudizio, di fronte al giudice di pace, il bar Coronas della centralissima via Calzaiuoli. «Sbaglia il cliente che ci accusa» replicano i gestori del bar. «Quello che gli abbiamo servito non era un caffè normale e se un aumento c`è stato questo è dovuto al fatto che nel frattempo, dopo l`entrata in vigore dell`euro, è aumentato il costo sia della manodopera che della materia prima utilizzata per preparare quel caffè».
Il Condacons ha citato a comparire oltre al titolare del bar anche ministero delle attività produttive e prefettura di Firenze, per non aver impedito, con controlli a tappeto, «aumenti così vertiginosi». L`udienza è fissata per il 14 febbraio. Al centro della vertenza c`è il costo di un caffè macchiato e spruzzato di cacao. Il prezzo di 1600 lire prima dell`avvento dell`euro sostiene Codacons sarebbe lievitato a 1900 o un euro dal 1 gennaio. Un arrotondamento risultato sgradito al cliente del bar a due passi da Palazzo Vecchio, che si è così rivolto al Codacons, i cui avvocati Gabriele De Paola e Lina Avigliano hanno dato il via all`azione legale per l`aumento giudicato eccessivo.
Nella citazione a comparire il Codacons ha chiesto un risarcimento simbolico del danno nei confronti del bar, del ministero e della prefettura, per un importo totale di 51,99 euro (centomila lire circa). Di questi 0,34 euro sono a titolo di danno patrimoniale per due caffè consumati, ognuno dei quali arrotondato da 1.600 lire a un euro (cioè 0,17 euro per ogni caffè). Il resto, cioè 51,65 euro, a titolo di risarcimento del danno alla vita di relazione, perché, si sostiene, il cliente si è visto costretto a non poter più frequentare il bar in questione, privandosi così «delle consuete amicizie» che si ritrovano nel locale di via Calzaiuoli. Ministero e prefettura sono stati chiamati in causa come responsabili in solido.

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