Il caro bollette non si ferma con gli scioperi
L`Italia è un paese fatto così. Quando c`è un problema non si tenta di affrontarlo, non si riflette sugli errori passati, men che meno ci si rimbocca le maniche. No, in Italia si sciopera, anche quando lo sciopero non serve proprio a nulla. L`idea che incrociare le braccia sia un gesto maschio, dopo il quale tutto andrà a posto, affascina ancora molti. Figurarsi se le associazioni dei consumatori potevano restare in seconda fila. Così, contro i rincari nelle bollette determinati dalle quotazioni internazionali del petrolio, Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori invitano gli italiani a disporsi sul nastro di partenza e stare pronti. L`appuntamento è per il 14 settembre alle ore 11,30. In quel momento la rabbia repressa potrà esplodere, la dinamite detonare. E gli italiani potranno togliersi la soddisfazione di spegnere la luce. Per cinque minuti. Sul serio, le associazioni dei consumatori sembrano pensare che le compagnie elettriche se la faranno sotto, i trader internazionali sbiancheranno, e il governo correrà immediatamente ai ripari. Infatti quello che le quattro organizzazioni chiedono è, in fin dei conti, nulla più che qualche titolo in prima pagina e un`alzata di scudi dal mondo della politica: esse invocano “un vero e proprio tavolo di concertazione con tutte le forze sociali“. Per fare cosa? Vale la pena chiederselo perché non si capisce proprio di che dovrebbero concertare le forze sociali sedute attorno al tavolo del ministero. Certo non del prezzo del petrolio, che si forma sui mercati globali e non può essere ridimensionato a tavolino, sia pure per via concertativa. Anche la bolletta della luce riflette fattori difficilmente influenzabili: il costo dei combustibili, i capitali investiti, la manutenzione delle infrastrutture, lo stipendio dei dipendenti e mercanzia del genere. Naturalmente nella bolletta si nascondono voci che, invece, dipendono da decisioni politiche. Una è quella dei costi burocratici: purtroppo le associazioni dei consumatori difficilmente si concentrano sulla semplificazione delle procedure. Anzi, spesso chiedono e ottengono più controlli, divieti più rigorosi, standard ambientali o tecnologici più elevati. Cioè, in fin dei conti, una bolletta più salata. Poi c`è la pressione fiscale, in Italia mediamente più alta che nel resto d`Europa. Un intervento sarebbe sacrosanto, ma non richiede alcun tavolo né confronto con le parti sociali. Basta che il ministro dell`Economia e il suo collega delle Attività produttive si vedano per decidere l`entità della riduzione e valutare come tagliare la spesa pubblica per farvi fronte. Infine c`è un problema di strategie industriali. Nel nostro paese la generazione elettrica si appoggia principalmente al gas naturale (40%) e all`olio combustibile (21%), mentre il carbone conta appena per il 13% e il nucleare è tabù (le fonti “alternative“ non hanno un`incidenza significativa e l`idroelettrico è già sfruttato al massimo). Altri paesi hanno invece come fonti di riferimento proprio le cenerentole italiane: nucleare e carbone.
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