16 Aprile 2021

Il caro benzina fa accelerare l’inflazione

 

 

L’inflazione accelera a marzo, un colpo di freno al caro prezzi arriva dal carrello della spesa. marzo l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,3 su base mensile e dello 0,8 su base annua (da +0,6 di febbraio), confermando la stima preliminare. prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona – che compongono il cosiddetto carrello della spesa – registrano però un’inversione di tendenza da +0,2 a -0,1 mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano da +0,1 a +0,7 La lieve accelerazione dell’ inflazione si deve prevalentemente all’inversione di tendenza dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (che passano da -3,6 a +1,7 e, in misura minore, all’accelerazione di quelli dei servizi relativi ai trasporti (da +1,0 a +2,2 Il protrarsi, in alcuni casi, dei saldi stagionali (ascrivibile anche a loro avvio temporalmente diversificato tra le regioni) fa sì che l’aumento rispetto a febbraio, dei prezzi di abbigliamento e calzature, sia pari a +23,0 molto meno ampio, quindi, quello di marzo 2020, quando fu pari a +31,1 Codacons punta il dito sul caro carburanti. “Il caro benzina fa rialzare la testa all’inflazione determina un aggravio di spesa, considerata la totalità dei consumi delle famiglie, pari a +246 euro annui per la famiglia “tipo”, +319 euro per un nucleo con due figli”. E incalza: “Come denunciato dal Codacons nelle settimane scorse – prosegue – la corsa dei carburanti alla pompa ha avuto effetti diretti sull’inflazione con i prezzi che crescono a marzo dello 0,8 su anno – afferma il presidente Carlo Rienzi – Non a caso nel comparto dei trasporti si registrano i rincari più forti, con un incremento medio dei listini del +2,6 su base annua. Questo significa che una famiglia con due figli solo per i propri spostamenti si ritrova a spendere oggi +140 euro all’anno rispetto al 2020”. “Purtroppo siamo in presenza in una inflazione ‘negativà, perché la ripresa dei prezzi al dettaglio non è dovuta alla crescita dei consumi da parte delle famiglie, consumi che al contrario risultano in drastico calo, ma da fattori esterni come la spinta dei beni energetici che determinano effetti negativi sulle tasche dei consumatori”, conclude Rienzi.

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