«Il carcere per i prepotenti del volante. Forse nei casi estremi»
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Le interpretazioni di giudici, vigili e delle associazioni dei consumatori. Bonavoglia: «In alcuni circostanze si potrebbe configurare il sequestro di persona»
La Cassazione spedisce in carcere chi lascia la macchina in seconda fila e impedisce a un altro automobilista di uscire? Fa discutere anche a Lecce la sentenza 16571 della Suprema Corte, depositata l`altro ieri, che condanna a tre mesi e dieci giorni, per «violenza privata», un uomo che si era rifiutato di spostare l`auto che impediva ad altro di uscire da uno spazio condominiale. «Evidentemente la questione è nata in un contesto privatistico in quanto i due contendenti non hanno chiamato i vigili urbani – ipotizza Donato Zacheo, comandante della polizia municipale di Lecce – Da noi a Lecce non è mai accaduto, perchè quando interveniamo, se l`utente non vuole spostarla, oltre alla sanzione pecuniaria, facciamo portare via l`auto con il carro attrezzi. C`è da dire che il leccese non è arrogante e capisce quando si passa il segno». Secondo la coordinatrice dei giudici di pace di Lecce, Luigia Bonavoglia, la vicenda in questione, «che non conosco e quindi non posso esprimere valutazioni, si sarà complicata. E` una sentenza che fa strepito, perchè sancisce il principio che non si può impedire a un altro di esercitare un suo diritto. Quindi siamo di fronte a una forma di violenza privata che in alcuni casi potrebbe configurare il “sequestro di persona“. Noi leccesi poi, siamo abituati a violare le regole, per andare a prendere il caffè al bar o a comprare le sigarette. Ma tutto resta nell`ambito della sanzione amministrativa e non della violenza privata, come credo che sia la sentenza della Cassazione». «Si tratta di una sanzione amministrativa pecuniaria che in genere risolviamo con la sanzione accessoria della rimozione – commenta Giuseppe Parisi, vice comandante dei vigili urbani di Gallipoli – Se poi l`utente si rifiuta di spostare l`auto, si configura la “resistenza a pubblico ufficiale“. Penso che, nel caso in esame, la situazione si sarà complicata». Secondo Piero Mongelli, del Codacons di Lecce, la sentenza «non afferma un principio generale, ma è legata al caso specifico. Non credo che sia applicabile a tutti i casi di chi sosta in doppia fila. Ben venga la sentenza della Cassazione che lancia un messaggio così forte, quando viene negato un diritto e si configura la violenza privata. Sarebbe invece eccessivo se il principio venisse generalizzato». «E` difficile commentare quando non si conoscono le carte – dice Nicola Saracino, di Federconsumatori-Lecce – Se ci atteniamo al solo codice della strada, non è prevista alcuna sanzione penale. Se poi nel caso specifico c`è stata violenza, minaccia o altre complicazioni, la sentenza va nella direzione giusta. Sarebbe esagerata se è riferita alla sola sosta in doppia fila». Cesare Mazzotta
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