6 Settembre 2011

Il cantante su Facebook “Non è mai morto nessuno per abuso di Maria”. Il Codacons: chiudete quella pagina

VENEZIA. Doveva essere la grande giornata di Vasco Rossi, un rito di passaggio tra la fase 1 della Mostra del Cinema – quella delle grandi star, delle feste sfavillanti – e la fase 2 che inizia oggi con i film più per cinefili che per fan. Invece Vasco non c’ è perché è ancora in clinica, sul Lido piove per mezza giornata, la luce è cupa e in sala stampa, assente il protagonista, alla presentazione del documentario Questa storia qua che lo racconta si è in quattro gatti in un brodo di malinconia. Inutilmente la giovane co-regista Sibylle Righetti (nata a Pordenone da padre di Zocca, laureata a Ca’ Foscari) tenta di risvegliare gli animi. Tra qualche «vaffa» e qualche «mi sono rotta le…» di troppo crede forse di rendere la conferenza rock, invece risulta solo fuori luogo. Fuori luogo e sopra le righe: se si osa chiedere di Vasco e della cocaina si inalbera. Annuncia che si è per l’ appunto «rotta le» di «questo discorso sulle dipendenze» e ci insegna che «ce ne sono di peggiori di quelle dalla cocaina. Vasco è una persona molto libera, ha vissuto ai limiti nella vita. Basta ai giochetti mediatici su di lui. Poi non si è mai fatto di eroina, lui voleva molta più vita». Il modo migliore per dar fuoco alle polveri, visto che due sale più in là c’ è il sottosegretario Carlo Giovanardi che presenta un corto contro gli stupefacenti: tre minuti «per cancellare l’ immagine della droga come scorciatoia per il piacere e la felicità, affermando che è distruttiva e porta ad un peggioramento della qualità della vita, della stima di se stessi e della considerazione da parte degli altri». I testimonial da questa parte sono don Antonio Mazzi, Giuseppe Fiorello e Nek. In mezzo si mettono i radicali, con cori e striscioni contro Giovanardi; Vasco Rossi, che evidentemente è collegato dalla clinica, posta su Facebook in tempo reale «Giovanardi si è inventato uno spot tv in cui una bella donna si trasforma in un vampiro che morde un ragazzo, con piccolo quantitativo di maria al collo, e rappresenta in questo modo la droga che ti uccide. Non è mai morto nessuno a causa di uso o abuso di maria». A questo punto, mentre avanguardie di fan avanzano verso il Lido con i cartelli che saluteranno la presentazione del documentario, scende in campo anche il Codacons, che si rivolge alla Polizia postale chiedendo che la pagina venga chiusa: «E’ una dichiarazione diseducativa e pericolosa». Potrebbe tacere il nuovo Vasco, il social rocker? Sia mai: «Non intendo incitare nessuno all’ uso di Marjiuana! Ma se non posso esprimere le mie opinioni, fatemi fuori. Ma questo Codacons con tutto quello che c’ è da fare viene a censurare me?». Finisce come spesso succede, che la polemica sotterra la notizia, e la notizia è che ieri sera c’ è stato il tutto esaurito per il film su Vasco non solo al Lido ma anche nelle 200 sale collegate in diretta in tutta Italia; dal 7 settembre il film sarà in distribuzione. La notizia è anche che assieme alla Righetti, il film è firmato da Alessandro Paris; sono nati tutti e due nel 1983, sono giovanissimi. Comunque capaci di ottenere molto materiale inedito per confezionare la storia un uomo oltre che quella di un artista. Ai fan Vasco ha mandato un messaggio, letto sul red carpet del film: «Eccoci qua. Le Teste di Zocca. Il film documentario è molto poetico. Io l’ ho già visto e mi sono commosso. In bocca al lupo a tutti». Si dice presente tra i suoi fan: «Eccomi qua, sul tappeto rosso del festival del cinema di Venezia, per assistere con voi alla visione di questo film che racconta la terra dove sono cresciuto». «Noi – scrive – siamo una generazione cresciuta nel periodo più bello della storia dell’ umanità». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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