21 Agosto 2002

?IL CAMPIONATO DI CALCIO NON PUO? SLITTARE?

    NO ALLO SLITTAMENTO DEL CAMPIONATO DI CALCIO: IL CODACONS DENUNCIA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA E ALLA CORTE DEI CONTI LA RICHIESTA DI STATO DI CRISI DEL SETTORE E IL DANNO ERARIALE DERIVATO DALLA SOPPRESSIONE DELLA SCOMMESSA DEL TOTOCALCIO E INTANTO PARTE LA PRIMA CAUSA DI RISARCIMENTO DI UN TIFOSO , ABBONATO DELLA ROMA A.S. , PER LO SLITTAMENTO DELLA PRIMA PARTITA DI CAMPIONATO

    PER RISOLVERE IL PROBLEMA LE SOCIETA? DELLE PAY-TV DIFFIDATE A RIDURRE DEL 20% TUTTI I CONTRATTI E, LE SOCIETA?, NELLA STESSA MISURA, I CACHET? MILIARDARI DI CALCIATORI E ALLENATORI

    L?associazione utenti sportivi e il CODACONS cui la prima aderisce all?attacco della ventilata decisione di far slittare il campionato di calcio al 15 settembre. Saranno migliaia le cause di risarcimento dinanzi al Giudice di Pace da parte di abbonati che hanno sottoscritto gli abbonamenti alla squadra del cuore e che ora sono costretti a rinunciare alla prima partita se non a due. Né il recupero successivo della partita soppressa elimina il diritto al risarcimento visto che l?abbonamento è stato pagato secondo una ben precisa programmazione di partite e che lo slittamento non è determinato da una causa di forza maggiore (come potrebbe essere il maltempo o simili) ma dalla volontà delle stesse squadre . Il primo tifoso a rivolgersi alla giustizia è un professore romano di 54 anni, Ezio G. , tifoso della Roma che, non potendo andare alo stadio se non nei giorni programmati sarà costretto a rinunciare ad una o due partite. Per questa ragione chiede un risarcimento di 150 euro al Giudice di pace di Roma. Ma potrebbero essere centinaia di migliaia le cause risarcitorie.

    Intanto il CODACONS denuncia le squadre e la Lega Calcio alla Procura della Repubblica di Roma e alla Procura Generale della Corte dei Conti per frode in commercio e abuso di atti di ufficio. Non solo, infatti, la legge sullo stato di crisi di settori economici e produttivi risulta inapplicabile al calcio visto che qui la crisi è determinata dagli stessi operatori economici (ossia le squadre) e la loro dissennata politica di sprechi ed eccessi, e non da eventi naturali e imprevedibili, ma poi le squadre sapevano benissimo che con quei costi sostenuti non avrebbero potuto in alcun modo far fronte ad un pareggio di bilancio, né tanto meno acquisire contratti miliardari dalle pay-tv. Sicchè ove dovesse essere presentata la richiesta di stato di crisi, o, peggio ancora, essere presa in considerazione dal Governo, tentando di scaricare sulla intera collettività la ricchezza smodata dei golden boys del pallone si realizzerebbe un abuso di atti di ufficio e una truffa ai danni degli organi pubblici.

    Si legge nella denuncia : ?Oltre al fatto che non sussisterebbero gli elementi normativamente richiesti per la dichiarazione dello stato di crisi ai sensi della L. 223/91 e dell?art. 1 della D.L. 148/93:
    a) presenza di crisi territoriali di particolare gravità o di crisi settoriali strutturali con notevole impatto sui livelli occupazionali, facendo riferimento ai criteri già definiti sulla base della legislazione vigente per particolari settori;
    b) sussistenza di situazioni di sviluppo ritardato o di depressione economica;
    c) sussistenza di processi di ristrutturazione, di riconversione industriale o di deindustrializzazione;
    d) presenza di gravi fenomeni di degrado sociale, economico o ambientale e di mancata valorizzazione e difesa del patrimonio storico e artistico ;
    Resta il fatto che gli utenti che già hanno acquistato il loro posto nello stadio o la possibilità di collegarsi alle pay tv, si vedono leso il diritto per il ritardo, ormai annunciato come definitivo, del campionato di calcio, con gravissimo danno delle loro aspettative. Alla luce di quanto esposto, l`organizzazione dei consumatori rappresentata dallo scrivente, per evitare che eventuali frodi consumate nel campionato di calcio suindicato si riverberino sulla posizione degli ignari consumatori, che hanno acquistato abbonamenti per lo stadio o con le stesse pay Tv (Tele + e Stream), chiede a codesta A.G. di valutare la rilevanza penale dei fatti narrati, in relazione alla previsione incriminatrice di cui agli artt. 323 c.p e seguenti e 640 c.p. nei confronti di chi dovesse formalmente chiedere lo stato di crisi o concederlo e comunque nei confronti di chi, per ottenere ciò, ha venduto a numerosi consumatori, unici veri danneggiati da questa vicenda, abbonamenti non usufruibili dagli stessi.?
    Al Procuratore generale della Corte dei Conti si chiede anche di aprire un procedimento per danno all?erario derivato dalla sospensione degli introiti per il totocalcio e gli altri giuochi pubblici collegati alle giornate di campionato slittate.
    La soluzione, secondo il CODACONS, è che le pay-tv con le squadre (e le società con i calciatori) chiedano la risoluzione dei contratti per eccessiva onerosità ai sensi dell?art. 1467 del c.c. (?se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa ?la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto?salvo la modifica secondo equità del compenso) e riducano i compensi del 20% a tutte le squadre. Con conseguente riduzione nella stessa misura dei compensi ai calciatori e allenatori.

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