15 Gennaio 2020

Il calvario nella città paralizzata «Senza bus al lavoro in due ore»

romani divisi tra chi ha lasciato l’ auto e chi ha sfidato i divieti: «tanto c’ erano pochi controlli» molti sono stati anche costretti a rinunciare a un giorno di attività: «mezzi atac inaffidabili»
IL REPORTAGE Settecentomila vetture diesel ferme e migliaia di romani costretti a vivere un’ odissea. Stipati sui pochi bus, in bicicletta, a bordo di un’ auto del car sharing, hanno tentato in tutti i modi di raggiungere l’ ufficio o l’ ospedale dove era ricoverato un parente. Alcuni poi hanno snobbato il divieto rischiando di prendere una multa anche se i controlli sono stati pochi. «Le corse dell’ Atac sono troppo inaffidabili – diceva ieri Emanuele pronto a prendere l’ auto alle 8 – non posso arrivare tardi a lavoro». DISAGI E PROTESTE La giornata di ieri per i romani è stata un calvario. «Sono stato operato al cuore ed è consigliabile che prenda l’ auto – spiegava Daniele Borruso, 52 anni – invece sono stato costretto a salire a bordo di un bus della linea 83». Ha preso freddo Daniele mentre aspettava la navetta a Ostiense, è stato sballottato quando il bus percorreva le strade piene di buche, ha dovuto camminare parecchio per raggiungere la sede del lavoro. Da Ostiense fino all’ ufficio a piazza Barberini «in una mattinata da dimenticare» ha raccontato. Non è facile poi soffocare la rabbia pensando a chi ha perso una giornata di lavoro. «Conosco diversi agenti di commercio o semplicemente idraulici che sono rimasti bloccati – il commento di Claudio De Santis, presidente del comitato di quartiere L’ Ostiense – ma era così necessario il divieto di martedì? A cosa serve poi? L’ Atac dovrebbero piuttosto migliorare il servizio». Un divieto inutile insomma, che non fa altro che penalizzare i cittadini considerando che l’ Atac non ha previsto un incremento delle corse. TRA RABBIA E DOLORE La decisione presa dal Campidoglio lunedì pomeriggio ha spiazzato molti, anche chi deve convivere con un dolore nel cuore. «Abito a Casal Palocco – raccontava Paolo Palcani, 54 anni – ho dovuto rinunciare ad andare a trovare un parente ricoverato all’ ospedale San Giovanni, sa cosa vuol dire muoversi con i mezzi pubblici da Ostia verso il Centro? Non ci sono alternative valide all’ auto». Paolo come tanti altri romani pensava di essersi salvato dai blocchi anti smog: ha acquistato da poco un’ auto diesel Euro 6. Non solo: «In famiglia abbiamo due vetture scelte per evitare problemi durante i giorni con targhe alterne: una è pari, l’ altra è dispari». Ma ogni precauzione, anche se dispendiosa, fallisce nella Capitale. SENZA ALTERNATIVE Ci sono state difficoltà anche sulla comunicazione del perimetro della fascia verde in zone al confine. «Lavoro all’ Eur – raccontava Monica – ed è facilissimo sbagliare strada ritrovandosi all’ interno dell’ area vietata, dovrebbero comunicare meglio il perimetro della fascia verde». Maria Grazia Martello dalla Tuscolana doveva raggiungere l’ ufficio a San Cesareo: «Non esiste un’ alternativa all’ auto, così per evitare il blocco sono uscita di casa all’ alba, al ritorno ho preso un permesso per uscire prima, ho anche contattato il Codacons per protestare». POCHI BUS Il problema è noto dopotutto, ed è l’ inaffidabilità del trasporto pubblico, l’ assenza di una valida alternativa alle auto. «Per andare a lavoro a piazzale Clodio dal quartiere Trieste avrei dovuto prendere l’ 89, però spesso le corse saltano quindi ho ripiegato sul car sharing», ha spiegato Federico De Giorgi. Non è andata meglio a chi ha optato per la metro: sulla linea A ci sono stati gli ennesimi guasti alle stazioni di piazza Vittorio e Ottaviano. «I treni erano stracolmi – dice Enzo Cardogna – così al ritorno ho affittato una bici». «Studio e lavoro, per compiere lo stesso percorso con i mezzi ho impiegato il doppio del tempo», lo sfogo amaro di Massimo Forte. Laura Bogliolo © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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