Il cacciatore Mel Gibson
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fonte:
- Famiglia Cristiana
Una pellicola violentissima, giustamente vietata dal Tar ai minori di 14 anni. Una spietata caccia all`uomo nella giungla dei Maya. E per il sempre più discusso divo una caccia grossa agli incassi al botteghino. Il problema è sempre lo stesso, quando una pellicola non ci piace. Meglio non parlarne, così da favorirne la caduta nell`oblìo? O farne una critica dettagliata ma, così facendo, contribuire comunque alla grancassa mediatica che richiama spettatori al botteghino? È il caso di Apocalypto, il nuovo film del sempre più furbo Mel Gibson che, al di là dei suoi pregi (o dei suoi limiti) intrinseci, sta scalando la classifica del box office grazie alle troppe chiacchiere imbastite, che ne hanno fatto un fenomeno. Comunque la si pensi, circa la possibilità che una pellicola così cruda possa essere messa in circolazione con o senza divieto ai minori, resta il fatto che il Tar del Lazio ha accolto con meritoria sollecitudine il ricorso d`urgenza da parte del Codacons contro la decisione della Commissione di revisione (così oggi si chiama l`organismo deputato a classificare le pellicole) di permettere la visione pubblica in sala di Apocalypto senza alcuna limitazione. Tutelare gli spettatori più giovani È così scattato immediatamente il divieto ai minori di 14 anni, in attesa della più approfondita discussione in camera di consiglio del 17 gennaio. Ed è la prima volta in assoluto che un Tribunale amministrativo interviene perentoriamente in una simile questione. Segno che non se ne poteva proprio fare a meno, dato il clamore e la ferocia delle scene messe sotto accusa. Non siamo mai stati a favore di una censura ottusa e liberticida, specie in un ambito così opinabile come quello delle opere cinematografiche. Ma una tutela degli spettatori più giovani o influenzabili non può essere interpretata come limitazione della libertà d`espressione. Specie quando in ballo non ci sono princìpi o valori morali, bensì l`umano limite di sopportazione rispetto a immagini che fanno rattrappire l`anima. Il cacciatore Zampa di Giaguaro (Rudy Youngblood) affiancato, alla sua sinistra, dal padre (foto AP/La Presse). Sia ben chiaro: non è Apocalypto il primo film efferato che passa sui nostri schermi. Né sarà l`ultimo. Tuttavia, è la presunta (e fallace) giustificazione storica che rischia di trarre gravemente in inganno lo spettatore meno avveduto. Ci era piaciuto Mel Gibson, malgrado le scottanti polemiche, quando tre anni fa aveva voluto raccontare con crudo realismo la crocifissione di Gesù e la greve atmosfera che allora si respirava quotidianamente in Palestina. The Passion non era assolutamente un film “facile“, però trovava la sua giustificazione in un sincero afflato religioso e in un sostanziale rispetto della verità documentale. Qui, invece, rievocando l`inizio della caduta della civiltà dei Maya, il divo australiano ha dovuto sottostare a minori vincoli storici e, ricostruendo ciò che si suppone grazie alla fantasia hollywoodiana, ha fatto una scaltra operazione. Un sanguinario inseguimento Ha replicato la ricetta di The Passion. Immagini fredde e crudeli, quasi fosse solo cronaca. Obiettivo sul collo dei protagonisti, come a respirare la loro angoscia. Dialoghi nella lingua originale dell`epoca, allora aramaico e latino, stavolta yucateco. Sostanzialmente, però, Apocalypto non è che un gigantesco videogame lungo 2 ore e 20 minuti. Una caccia all`uomo disperata e sanguinaria durante la quale lo spettatore è chiamato a immedesimarsi in Zampa di Giaguaro, “tranquillo“ cacciatore che, dopo la distruzione del villaggio perpetrata dai feroci guerrieri della grande città, scampa al sacrificio umano (grazie a un`eclissi di sole) e si dà alla fuga per poi procurarsi una terribile vendetta. Tra sbudellamenti, decapitazioni, corpi in putrefazione ammassati e immagini naturistiche così suggestive da rendere il tutto plausibile, in sottotraccia si dovrebbe leggere il monito: è sempre l`uomo che distrugge sé stesso. In sala, però, gli adolescenti e coloro che sono inclini al bullismo provano tremendi brividi di esaltazione. La bestia umana. “Volevo solo fare un film di fuga e inseguimento“, spiega Mel Gibson, 51 anni e cinque Oscar per Braveheart.“E ho pensato che la fuga più primitiva è quella a piedi. Così non mi è restato che trovare il tempo e la storia giusta“. Così ha investito 40 milioni di dollari per incassarne tre volte tanto. Questa sì che si chiama caccia grossa.
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