31 Agosto 2011

Il business dei libri scolastici: un salasso per le famiglie

 
Come ogni settembre, anche quest’ anno le famiglie italiane devono fare i conti con le spese per i libri scolastici. Ed anche questo settembre, il conto sarà piu’ salato rispetto all’ anno precedente. Per CODACONS, l’ aumento medio si attesta attorno all’ 8%, con una spesa prevista, per ogni alunno delle scuole dell’ obbligo, sui 481 euro. Aumentano le materie, aumentano i prezzi dei libri, aumenta anche il tetto massimo di spesa indicato dal Ministero per la Pubblica Istruzione. A rendere piu’ difficili le cose a quelle famiglie che vorrebbero risparmiare acquistando libri usati, intervengono due fattori tra loro interconnessi. A scegliere i libri di testo sono gli istituti scolastici attraverso appositi comitati composti da docenti. In questi comitati si registrano due tendenze: da un lato c’ è l’ ossessione per l’ ultima edizione dei manuali, che riguarda praticamente ogni materia, nonostante il livello di conoscenze richieste possa tranquillamente essere soddisfatto, per la gran parte delle materie, con qualsiasi discreto manuale pubblicato negli ultimi 30-40 anni. Dall’ altro lato c’ è il business dei libri di testo che costituiscono un genere editoriale piuttosto particolare: non è il mercato a sancire il successo o l’ insuccesso di un titolo, ma la scelta non necessariamente felice degli istituti scolastici. Per far fronte al caro-libri, il CODACONS suggerisce di favorire i mercatini dell’ usato all’ interno delle stesse scuole e lo scambio dei libri tra le famiglie, e propone che siano le scuole ad acquistare i libri per tutti gli studenti, ottenendo cosi’ prezzi piu’ vantaggiosi, per poi rivenderli alle famiglie. Esistono pero’ anche altri strumenti, probabilmente piu’ efficaci. Una possibilità è che siano i docenti a sostituire almeno parzialmente i libri di testo con dispense da essi prodotte. Un’ altra, piu’ ardita, ma ormai assolutamente praticabile, è un cambiamento nella didattica che comporterebbe la possibilità di rinunciare alla tradizione dei libri di testo uguali per tutti gli alunni della classe. I libri non sono che un mezzo per la trasmissione dei saperi, ma purtroppo, per molti insegnanti, non conta tanto quanto lo studente conosca una materia, ma piuttosto quanto conosca i libri di testo, le definizioni elaborate dai loro autori e gli esempi da essi proposti. Ci sono studenti che prendono il massimo dei voti perché hanno imparato a memoria interi libri senza che abbiano capito realmente i concetti esposti, ed altri che devono soffrire per la sufficienza pur avendo capito la materia meglio dei compagni: e questo per il semplice fatto di riesporre quegli stessi concetti con le proprie parole e non con quelle del manuale. E’ la didattica di quei docenti impigriti che annoiano a morte i loro allievi costringendoli a passare le lezioni leggendo manuali che potrebbero leggersi tranquillamente, e ben piu’ velocemente, a casa loro. A questa didattica, purtroppo maggioritaria, un piu’ ridotto numero di docenti ne contrappone un’ altra fatta di improvvisazione, creatività e interazione, dove il libro di testo è un semplice occasionale supporto. Non c’ è materia, oggi, che non possa essere appresa anche a livelli post-universitari, consultando archivi di documenti internet assolutamente gratuiti. Ma è evidente che l’ uso di un vasto catalogo di riferimenti internet per l’ insegnamento con la contestuale rinuncia al dogma dei libri di testo non puo’ conciliarsi con la didattica impigrita in voga nei nostri istituti scolastici.
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