Il blocco in Sicilia va avanti
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fonte:
- Milanofinanza.it
Non accenna a calmarsi la situazione in Sicilia, soprattutto ora che la spaccatura all’ interno di Forza d’ Urto fra Aias (trasportatori) e Movimento dei Forconi (agricoltori), latente da giorni, è divenuta ufficiale. I primi stanno per smobilitare, mentre i secondi intendono condurre a oltranza la protesta, ormai seriamente a rischio di degenerazione violenta, oltre che di infiltrazione mafiosa. La prossima settimana il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, incontrerà il premier Monti per parlare delle istanze portate avanti dal movimento. Ma, nel frattempo, si rischia ancora più confusione. Il Codacons e il neonato Comitato Vittime dello Sciopero di Forza d’ Urto hanno chiesto al presidente del Consiglio, Mario Monti , la dichiarazione dello stato d’ emergenza per la Sicilia. Lo ha reso noto Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons, che parla di «ingenti danni all’ economia dell’ Isola, con interi camion di derrate alimentari andate a male e negozi chiusi perché i gestori non sono riusciti ad approvvigionarsi». Tanasi sottolinea con forza come «lungi dall’ aver procurato benefici di qualunque genere alla Sicilia, questo blocco sta causando danni enormi a tutti, determinabili tra i 500 e i 600 milioni di euro». Una cifra simile ha anche calcolato l’ Adoc, altra associazione di tutela dei consumatori, per la quale la protesta costerà 541 milioni di euro. L’ Adoc ha chiesto a ConsumerInst, l’ Istituto di Ricerca dei Consumatori promosso da varie associazioni, di valutare una stima del costo della protesta dei Forconi. Questa sarebbe appunto di circa 541 milioni, dei quali 450 come danni al settore del commercio nell’ intera settimana che si concluderà domani (stima ridotta però per la quota relativa ai magazzini), 30 milioni all’ apparato produttivo industriale (tenendo anche conto nei ritardi nelle consegne degli ordini) e infine circa 50 milioni di danni al settore agricolo. Per i consumatori, invece, sostiene l’ Adoc i costi complessivi nell’ intera regione si attestano intorno agli 11 milioni, dei quali almeno 5 si devono all’ aumento immotivato dei carburanti e alle difficoltà nei trasporti. «Se questo sacrificio sia un danno apportato ai nemici dello sviluppo siciliano è da vedere», ha dichiarato Claudio Melchiorre, presidente dell’ Adoc di Catania, «noi registriamo solo che il danno è enorme e che a questo punto la protesta dovrebbe diventare di tutti i siciliani oppure essere meglio diretta. Non ha senso protestare con atteggiamenti autolesionistici». Di avviso diverso sono invece i responsabili del polo commerciale di Modica, che ieri hanno deciso di chiudere, con gli operatori che sono scesi in strada accanto ai manifestanti di Forza d’ Urto. «Di fronte alla protesta a oltranza», hanno dichiarato in una nota, «è necessario che tutti si sentano responsabili di dire a gran voce che la politica e le istituzioni devono fare presto o la moltiplicazione dei danni sui danni all’ economia regionale creerà guasti irreversibili. Le nostre attività sono in ginocchio, come quelle di tutti i settori produttivi regionali. Purché la situazione torni alla normalità, ci facciamo noi stessi portavoce della richiesta che il governo regionale e il governo nazionale attivino subito un dialogo reale e risolutivo con le categorie che stanno protestando». Dai commercianti modicani è anche giunta una precisa richiesta a Raffaele Lombardo, farsi carico di una mediazione con la Serit e gli istituti di credito affinché concedano alle piccole e medie imprese una ragionevole dilazione per i pagamenti dovuti. Nel frattempo, il movimento di Forza d’ Urto è tornato a farsi sentire con un comunicato ufficiale nel quale chiede alla giunta Lombardo di prodigarsi affinché il governo Monti intervenga su una serie di punti, quali la defiscalizzazione del carburante, il controllo dei costi fissi delle utenze delle famiglie, il rilascio del Durc anche in presenza di pendenze da regolarizzare. Infine, è da registrare la presa di posizione della Compagnia delle Opere della Sicilia Orientale, con Carlo Saggio e Cristina Scuderi, rispettivamente presidente e direttore, che hanno evidenziato come «la forma assunta dalla protesta non sia la risposta adeguata ad una crisi già presente e di cui subiremo gravi ripercussioni nei tempi futuri». Per Saggio e la Scuderi, «la protesta e così anche la rabbia e la disperazione sono segno di un’ esigenza positiva, che i desideri e i bisogni concreti delle persone non siano continuamente estromessi dal dibattito pubblico, ma esprimerla in modo tanto scomposto e deleterio non serve a nessuno. Né alla nostra economia, né alla nostra città. Né alle imprese. Né agli uomini». (riproduzione riservata)
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