4 Giugno 2011

“Il batterio non uccide più”

BRUXELLES – I casi di Escherichia coli sembrano essersi stabilizzati, ma in Europa rimane alta l’ allerta e si continua a cercare la fonte di un’ epidemia che finora ha fatto 18 morti, di cui 17 in Germania. Ieri, per la prima volta da giorni, non si sono registrate nuove vittime e le autorità sanitarie tedesche hanno aggiornato il numero dei casi di sindrome emolitico uremica (seu) – la versione resistente e più pericolosa del ceppo Ehec del batterio – a quota 520. Si tratta di 50 in più rispetto a mercoledì, mentre la settimana scorsa se ne contavano anche 100 in più al giorno. Dall’ inizio di maggio a oggi, inoltre, in Europa i casi legati all’ Ehec sono 1.823. «La situazione è che il numero di nuove infezioni sembra essersi stabilizzato», ha commentato Reinhard Brunkhorst, responsabile dell’ ospedale universitario della regione di Hannover, dove sono stati registrati numerosi decessi. Questa è comunque l’ epidemia di E. c. «più importante causata da un batterio negli ultimi decenni», ha aggiunto. Per questo, secondo la cancelliera Angela Merkel e il premier spagnolo José Luis Zapatero, trovare la fonte è una «priorità», in modo da poter mettere a punto ulteriori misure per proteggere la popolazione. Tuttavia, anche se i test dovessero rivelare l’ origine dell’ infezione in tempi brevi, difficilmente la situazione tornerebbe alla normalità rapidamente. E alle preoccupazioni sul fronte sanitario, si aggiungono quelle sul versante economico. Il batterio killer continua a tenere sotto pressione l’ Unione europea. «Ci aspettiamo che si arrivi al più presto a trovare la causa», ha affermato, dopo l’ ennesima giornata di lavoro, la direttrice generale alla sanità della Commissione europea, Paola Testori Coggi. Una situazione che sembra riflettersi anche nelle reazioni di Paesi come la Russia, dove il premier Vladimir Putin ha detto chiaramente che Mosca «non avvelenerà» i suoi cittadini in nome dell’ Organizzazione mondiale del commercio (Wto). La Russia quest’ anno vuole aderire alla Wto e il riferimento è allo stop alle importazioni di verdure fresche dall’ Unione europea (imposto anche dal Libano). Secondo Bruxelles, «ogni embargo completo è sproporzionato» ma resta il fatto che l’ epidemia ha già colpito 12 nazioni (11 europei più gli Usa) e tutti hanno un legame con la Germania. Ieri un gruppo di produttori spagnoli ha protestato ad Amburgo contro le accuse -rivelatesi poi false- delle autorità locali ai danni dei cetrioli iberici. Merkel, da parte sua, al telefono giovedì sera con Zapatero, ha difeso la gestione dell’ epidemia, sottolineando che le autorità sanitarie avevano il dovere di informare il pubblico «in tutte le fasi (dell’ epidemia) e di trasmettere i risultati delle analisi al sistema di allerta rapido dell’ Unione europea». Secondo un sondaggio di Eurobarometro, la contaminazione preoccupa il 62% dei cittadini europei ma la percentuale sale al 79% in Italia, dove – secondo il Codacons – le vendite di frutta e verdura sono crollate di almeno il 15%. Lunedì, le conseguenze dell’ epidemia saranno sul tavolo dei ministri Ue della sanità. La riunione del Consiglio è in programma a Lussemburgo dove, per l’ Italia, parteciperà il ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Anche in vista di questo vertice Elisabetta Gardini, l’ europarlamentare del Ppe, ha presentato un’ interrogazione al Parlamento di Strasburgo in cui sollecita l’ eurocommissione ad adottare tutte le misure «per individuare, senza incertezze, la vera causa delle infezioni». © riproduzione riservata.

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