24 Maggio 2020

Il 72% delle attività sono aperte ma a mancare sono i clienti

Roma. Ripartenza al rallentatore. Con molte attività commerciali aperte ma pochi clienti. È la foto da diverse città e confermata dai numeri. Il 72% delle imprese è già ripartito, evidenzia un sondaggio condotto da Swg con Confesercenti, ma a ieri solo il 29% degli italiani è tornato ad acquistare prodotti o servizi. Si spera dunque nel weekend, che potrebbe segnare un’ accelerazione, visto che il 26% dei consumatori progetta acquisti in questo fine settimana. Tra i cittadini, comunque, prevale la cautela. Tra chi ha rinunciato agli acquisti, infatti, uno su due (il 54%), attenendosi ai consigli di limitare gli spostamenti non necessari, non ha comprato perché non ne aveva bisogno. Uno su 4 (24%), invece, non è tornato in negozi e bar per timore di esporsi a rischi. Ma c’ è anche un 14% che preferisce risparmiare. L’ ombra lunga del Covid si proietta anche sulle abitudini: la maggior parte degli italiani (88%) dice che, terminata l’ emergenza, continuerà ad evitare assembramenti, mentre il 68% è intenzionata a servirsi di più delle attività “riscoperte” del quartiere. Uno su due, invece, (54%) in futuro intende affidarsi maggiormente all’ online. E in questo contesto spuntano i primi rincari ai danni dei consumatori: è la “tassa Covid”, come la definisce il Codacons, che si è rivolto alla Guardia di finanza e all’ Antitrust per denunciare numerose segnalazioni di «un balzello dai 2 ai 4 euro applicato dagli esercenti ai clienti e inserito come sovraprezzo nello scontrino, per finanziare i maggiori costi sostenuti dagli esercizi commerciali per il coronavirus». L’ effetto di questo limitato movimento dei clienti ha già inciso pesantemente sui ricavi della maggior parte delle attività. Il 68% di chi ha riaperto – per Confesercenti – ammette di avere lavorato in perdita e di questi quasi la metà (37%) segnala vendite più che dimezzate. Appena il 17% ha mantenuto livelli di ricavi simili a prima del lockdown, mentre solo un 13% vede una crescita dei ricavi. A soffrire di più sono ristoranti, trattorie e pizzerie (il 92% giudica insoddisfacenti o molto insoddisfacenti i primi giorni d’ apertura), seguiti dai bar (83%). Primo rimbalzo invece per i centri estetici e i parrucchieri (soddisfatti e molto soddisfatti all’ 81 e 62%). In questo contesto cresce la preoccupazione delle imprese artigiane. In tre mesi sono state perse quasi 11mila aziende che potrebbero diventare 100mila a fine anno, avverte la Cgia di Mestre.

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