30 Dicembre 2013

Il 65% delle famiglie in fuga dai saldi

Il 65% delle famiglie in fuga dai saldi

di Furio Baldassi w TRIESTE Cosa si può sperare di vendere quando solo in pochi sono ancora in grado di acquistare? Il classico tormentone dei saldi invernali è alle porte ma le previsioni sono tutt’ altro che rosee. Anzi, quasi disastrose. Secondo il Codacons, l’ associazione dei consumatori, solo il 35 per cento delle famiglie del Friuli Venezia Giulia prevede infatti di fare acquisti nel periodo dei saldi invernali, che comincia il 4 gennaio e che farà segnare una riduzione del prezzo medio compresa tra il 10 e il 15 per cento. Comunque troppo, pare, tanto che le proiezioni sono a dir poco catastrofiche. A detta dell’ associazione «ciascuna famiglia farà spese mediamente per un importo inferiore ai 200 euro». Praticamente una goccia nel mare di lacrime versato ultimamente dalla categoria dei commercianti, alla prese con la congiuntura più devastante degli ultimi decenni. Ma, fa capire il Codacons, un po’ se la anche cercano. «Far partire i saldi subito dopo Natale è una scelta suicida, perché i portafogli dei consumatori sono stati svuotati dalle spese per le festività natalizie e di Capodanno», spiega il presidente Carlo Rienzi. «Tutti gli indicatori economici ci dicono poi – continua – che le famiglie hanno drasticamente tagliato i consumi addirittura nel settore alimentare, e rinunciano del tutto ai beni non indispensabili. I saldi diventano quindi sempre più un lusso per ricchi e non a caso – prosegue Rienzi – gli unici negozi che nonostante la crisi registrano vendite positive sono le boutique d’ alta moda». In linea anche Luisa Nemez dell’ Associazione di tutela dei consumatori. «So per certo che molti negozi non li chiamano saldi ma li hanno già incominciati a dicembre, anche col 50% di sconto. La questione dei saldi sta diventando una bufala. Basti un solo dato: la gente non ha soldi. È inutile dire che le tasse sono calate, la situazione veramente brutta. In questo – continua la Nemez – ha ragione il presidente di Confindustria Squinzi che vede le cose chiaramente e le sa delineare. Saremo in ripresa solo quando gli italiani avranno riacquistato il loro potere d’ acquisto. Per ora c’ è solo un continuo mugugno generale. Certo, non si rinuncia alla tavola, saranno ugualmente imbandite, almeno quelle della classe media». E la categoria? Non si indigna, non fa quadrato. È rassegnata, forse. «Quello dei saldi – sottolinea Antonio Paoletti, esponente di Confcommercio e presidente dell’ ente camerale triestino – è un problema che si ripropone. Qualche anno fa li avevamo fatti slittare a fine gennaio, ma erano stati un flop. Tutti sanno che l’ iniziativa casca il primo sabato di gennaio, c’ è una grande pubblicità mediatica nazionale. Detto questo, sappiamo da tempo che i consumi languono perchè non ci sono i soldi. Ed è vero che si sono viste già a novembre e dicembre vendite promozionali che sarebbero state impensabili anni orsono. Credo che il tema – conclude Paoletti – vada ribaltato. C’ è chi aspetta i saldi proprio perchè non ha i soldi. Quest’ anno non ha fatto ancora freddo, i negozi sono pieni di cappotti, giubbotti e quant’ altro. Per chi vuol farsi un po’ di guardaroba, è l’ occasione giusta». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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