Il “6” beffa ancora i giocatori
ROMA LA CACCIA continua. Anche ieri l’esercito di giocatori che da sette mesi bracca il «6» del Superenalotto ha riposto sistemi e numeri fortunati nel cassetto, pronto al nuovo assalto già domani sera, con 105,3 milioni in palio, il jackpot più alto della storia. Un piccolo colpo c’è stato però: 2 milioni e rotti di euro vinti a Roma con il «5+». Il jackpot, dunque, ha deposto la vincita regina di Catania, rubandole lo scettro. Correndo inesorabilmente verso quel record che il 31 ottobre 2008, quando arrivò il botto da 100,7 milioni poi vinti appunto nella città etnea, sembrava assolutamente irripetibile. E invece è successo. Partendo da lontano era il 31 gennaio 2009 prima con un ritmo cadenzato poi con un’accelerazione sempre più spinta che ha coinvolto (dati Sisal) tra i quindici e i venti milioni di giocatori. Mai s’era vista una caccia al tesoro così imponente. Mai una cifra del genere era stata messa in palio in Italia. Il «gigante» della Sisal mostra muscoli poderosi: nei primi nove concorsi di luglio gli italiani hanno speso, in media, 12 milioni di euro al giorno, chiudendo gli occhi e sognando l’approdo sull’Isola che non c’è. Perché di questo si tratta, di un sogno collettivo che sfugge l’immaginazione, costruito su quell’unica probabilità su 622 milioni di centrare il «6» spendendo appena un euro. E non è un caso che la cifra media investita dai superenalottisti si aggiri attorno a 2,80 euro a concorso per giocatore. NEL SOLO mese di luglio (9 estrazioni) gli italiani hanno «investito» 253 milioni di euro e l’accelerazione è notevole rispetto al mese di giugno, con un eloquente +56%. «Gli americani so’ forti», gridava l’americano a Roma Alberto Sordi. Certamente non come il jackpot tricolore, che sgretola le colossali lotterie Usa, Powerball e Mega Millions, giocate rispettivamente in 30 e 12 Stati, che stanno mettendo in palio 52 e 48 milioni di euro. L’Isola che non c’è anche terra di smemorati, perché c’è chi gli occhi li chiude, sogna, vince, ma poi non ritira il premio anche se «tutte le supervincite centrate finora con il 6′ sono state regolarmente incassate», ha spiegato Francesco Parola direttore dei giochi di Sisal. In totale, negli ultimi tre anni, i distratti hanno lasciato in cassaforte poco meno di 60 milioni di euro che sono finiti nelle casse dello Stato. E C’È anche l’immancabile azione del Codacons: il prossimo 30 luglio il Tribunale di Roma deciderà sul ricorso d’urgenza relativo al montepremi del Superenalotto, chiedendo la destinazione di parte del jackpot ai premi minori. Il tentativo del tetto al «6» lo fece l’allora ministro Visco nel ’99: fu un fiasco e fu abolito poco dopo, perché calando il gioco, che aveva minore appeal, calava anche il prelievo dello Stato, pari al 49,5%.
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