7 Agosto 2009

Il 6 ancora non esce e ieri nessuna vincita neppure con il 5+1

 Ora il jackpot sale a 123 milioni di euro (soltanto tre meno della maggiore vincita euroepa).  Il Codacons protesta SuperEnalotto, il record continua

ROMA. Ancora una volta niente «6» al Superenalotto, e stavolta neanche il «5+», e il jackpot stimato per il prossimo concorso sale a 123 milioni di euro, a soli tre milioni dalla vincita record europea. C’è stato invece un «5 SuperStar», realizzato a Roma presso il punto vendita Sisal Bar Orsetti in via G. De Camillis 28, che vince poco meno di un milione di euro. Ecco la combinazione vincente di questa sera: 40, 41, 49, 56, 61, 63; numero Jolly 2; numero SuperStar 67. Il Superenalotto finora si è rivelato l’affare dell’anno per lo Stato: secondo i dati forniti dalla Sisal, infatti, il gioco a premi più ricco del mondo ha incassato da gennaio 1,815 miliardi di euro, redistribuendo in vincite «appena» 580 milioni. A fine anno, se il trend sarà confermato, sarà battuto ogni record: nel 2008 erano stati raccoli due miliardi e mezzo di euro (+29,3% sul 2007), e distribuite vincite complessive per oltre 964 milioni. In otto mesi sono state giocate qualcosa come 665 milioni di schedine, in pratica oltre dieci per ogni italiano, compresi lattanti e centenari. Oggi il jackpot è senza ombra di dubbio il più alto del mondo coi suoi 123 milioni di euro per il «6».  Vincite così alte non piacciono al Codacons, che si dice pronto a ricorrere al Consiglio di Stato se il Tar del Lazio «bocciasse» la proposta dell’associazione di mettere un tetto al jackpot del Superenalotto.  Il Tar – si legge in una nota – si pronuncerà a breve sul ricorso del Codacons. La discussione del ricorso in camera di consiglio è durata circa un’ora: i legali della Sisal hanno confermato le argomentazioni già presentate al Tribunale di Roma la scorsa settimana.  Per Carlo Rienzi, Presidente del Codacons che ha discusso in prima persona la causa, il tetto al jackpot «è necessario se vogliamo evitare che presto si scateni una vera e propria guerra di bande. Siamo pronti a portare il ricorso, se necessario, fino al Consiglio di Stato».

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