Il 2019 chiude piatto con un +0,3% Migliora la performance del deficit
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fonte:
- Il Cittadino
L’ Istat ritocca all’ insù di un paio di decimali le stime finali sulla crescita del Pil italiano nel 2019 che resta comunque a livelli di assoluta debolezza. A fine anno la crescita si è infatti attestata allo 0,3%. Migliora invece l’ andamento del deficit che si ferma all’ 1,6%, mentre una serie di altri indicatori, dalla spesa delle famiglie, alle retribuzioni, alla pressione fiscale rimandano segnali poco incoraggianti. La prima si ferma infatti allo 0,4% mentre il peso delle imposte raggiunge il 42,4%. Resta invece al 134,8% il livello del debito pubblico. Commenta l’ Istat presentando i dati: «Nel 2019 la crescita ha segnato un marcato rallentamento. Dal lato della domanda, nonostante la decelerazione delle esportazioni, il calo delle importazioni ha determinato un contributo positivo della domanda estera netta. Dal lato dell’ offerta di beni e servizi, la crescita del valore aggiunto è stata sostenuta nel settore delle costruzioni, modesta nei servizi, mentre l’ agricoltura e le attività manifatturiere hanno subito una contrazione. Le unità di lavoro e le retribuzioni pro capite sono aumentate a un ritmo più moderato rispetto all’ anno precedente e la pressione fiscale è aumentata». Su questo fronte l’ Istat precisa che nel 2019 le entrate totali sono aumentate del 2,8% rispetto all’ anno precedente e l’ incidenza sul Pil è pari al 47,1%. Le entrate correnti hanno registrato una crescita del 2,8%, attestandosi al 46,9 % del Pil. In particolare, le imposte dirette sono risultate in aumento del 3,4%, in virtù della crescita di Irpef e Ires e delle imposte sostitutive. Anche le imposte indirette hanno registrato un aumento (+1,4%), per effetto principalmente della crescita del gettito Iva e dell’ imposta sul Lotto e le lotterie. Il Codacons parla di dati «disastrosi» e di Paese fermo. Sottolinea il presidente Carlo Rienzi: «Il Pil registra i valori più bassi dal 2014 e risulta in netta frenata rispetto all’ anno precedente, numeri da “prefisso telefonico” che dimostrano in tutta la loro drammaticità come l’ economia del nostro Paese versi in pessime condizioni». «Se poi proseguirà l’ emergenza coronavirus il Pil italiano è destinato a subire un tracollo, con conseguenze inimmaginabili per il Paese». Di segno opposto invece la valutazione fatta da Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. «Meglio del previsto – ha detto -. Sia per il Pil che per il rapporto debito/Pil i dati sono superiori alle attese e alle stime dello stesso Governo. Nella Nadef il debito/Pil 2019 era al 135,7, in netto peggioramento rispetto al 134,8% del 2018, mentre ora resta stabile, mentre il Pil è il triplo rispetto al +0,1% calcolato dal Governo. Questo consentirà maggiori margini di manovra con la Commissione Ue». «Purtroppo, è una magra consolazione, visto che per avere una crescita peggiore bisogna tornare al 2014. Inoltre la spesa delle famiglie residenti, che rappresenta il 60% del Pil, è sempre al palo, con un insignificante +0,4%. Fino a che non sarà ridata capacità di spesa al ceto medio, non ci potrà essere una crescita significativa nel Paese», prosegue Dona. «Infine, resta invariato il problema della bassa crescita del 2020 ed il fatto che scontiamo un Pil in calo a fine 2019 che fa partire il Pil 2020, stando all’ ultimo dato utile Istat, con un -0,2%», conclude Dona.
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