21 Febbraio 2014

Il 2013 anno nero dell’ industria

Il 2013 anno nero dell’ industria

 ANDREA D’ AGOSTINO MILANO Un anno da dimenticare per l’ industria italiana. I dati Istat su fatturato e ordinativi del settore confermano lo stato di crisi che dura ormai da tempo: nel 2013 il fatturato ha segnato una flessione del 3,8% rispetto all’ anno prima, imputabile soprattutto alla crisi del mercato interno (-6,1%), compensato solo in parte dal mercato estero (+1,5%). Gli ordinativi sono risultati in calo su base annua dell’ 1,3%, mentre a dicembre hanno subìto un crollo del 4,9%, un dato che risente della forte diminuzione degli ordini nazionali (-6,4%); in questo caso, però, anche quelli esteri sono risultati negativi (-2,6%). Analizzando i settori, per il fatturato gli aumenti maggiori hanno interessato i farmaceutici (+17,1%) e le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+12,7%); le contrazioni più consistenti per le apparecchiature elettriche (-17,2%) e macchinari (-8%). E il comparto energetico ha accusato un -15%. Sempre il farmaceutico è risultato sul podio per gli ordinativi (+17%), mentre il crollo peggiore c’ è stato nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (-17,2%). «Se le famiglie non comprano le imprese non vendono» ha sintetizzato il Codacons a commento dei dati dell’ Istat, sottolineando come ormai è rimasto solo l’ export a «salvare le imprese dal fallimento». Inoltre «le ottimistiche previsioni di chi, come il governo, aveva visto per la fine dell’ anno una ripresa, o addirittura l’ uscita dal tunnel, sono state pesantemente smentite». Per l’ associazione i dati positivi dello scorso novembre rappresentavano solo «un rimbalzo tecnico e non un’ inversione di tendenza». Adusbef e Federconsumatori hanno messo in fila i crolli dei consumi degli ultimi anni: dal -4,7% nel 2012 al -3,4% nel 2013, mentre nel 2014 si prevede un’ ulteriore frenata del -1,1%. Nell’ ultimo triennio, così, il calo dei consumi delle famiglie toccherà quota -9,2%. E da Roma, dove è intervenuto alla terza giornata delle reti di impresa, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha ribadito che il rilancio delle politiche industriali «è tema centrale in tutti i Paesi nostri competitor», quindi anche «l’ Italia deve fare lo stesso per non perdere il passo». Anche perché il Pil, secondo i dati del centro studi di Confindustria – resi noti nei giorni scorsi – è sceso dell’ 1,9% l’ anno scorso; e a poco è servito quel +0,1% registrato nell’ ultimo trimestre. «Un anno fa – ha ricordato ieri Squinzi presentammo le nostre proposte: ridurre i costi che gravano sulle imprese e che sono legati al lavoro, alla fiscalità, all’ energia; sviluppare le infrastrutture e le reti; regole chiare e stabili; l’ urgenza di liberare le imprese da una burocrazia soffocante e invasiva». Che sono poi le stesse richieste espresse nell’ ultimo anno da tutti i settori produttivi italiani. © RIPRODUZIONE RISERVATA Dai dati Istat si «salvano» solo i prodotti farmaceutici Crollano energia e macchinari LA CADUTA L’ industria italiano ha chiuso il 2013 in rosso anche sul fronte del fatturato. Dopo avere certificato le perdite sulla produzione, l’ Istat ha archiviato ieri anche i conti sulle vendite. E il risultato è ancora peggiore: se in volumi l’ Italia cede il 3%, la contrazione del giro d’ affari è del 3,8%.

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