23 Marzo 2015

Ielmini (Codacons): “Elementi positivi ma il nuovo Isee taglia le prestazioni più che darle”

Ielmini (Codacons): “Elementi positivi ma il nuovo Isee taglia le prestazioni più che darle”

di Michael Pontrelli Il nuovo Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) è entrato in vigore lo scorso 1 gennaio. A distanza di quasi 3 mesi abbiamo fatto un bilancio sul nuovo strumento con Stefano Ielmini esperto in materia e consulente del Codacons, una delle più note associazioni italiane a difesa dei diritti dei consumatori e degli utenti.
L’Isee è un indicatore importante per tantissime famiglie perché ad esso è legata l’erogazione di molte prestazioni di welfare. Quale è stato l’impatto del nuovo strumento varato dal governo?
“Dal punto di vista organizzativo possiamo sicuramente parlare di caos. Le amministrazioni comunali non si sono fatte trovare pronte e anche i Caf hanno avuto tantissimi problemi perché l’Inps fino a poco tempo fa non ha rilasciato loro il software di controllo, per cui molti cittadini non hanno potuto ricevere assistenza”.
Veniamo ai contenuti della riforma. Il ministro Poletti ha dichiarato che il nuovo Isee permette di identificare meglio le condizioni di bisogno della popolazione e contrastare le pratiche elusive ed evasive. A suo avviso questo obiettivo è stato raggiunto?
“Alcune novità, come per esempio quella di considerare la giacenza media dei conti correnti bancari e non il saldo a fine anno, sono positive perché si prestano meno ad essere aggirate però secondo me bisogna chiarire un punto fondamentale: l’Isee non può essere uno strumento di lotta all’elusione o all’evasione fiscale. Nella maggior parte dei casi stiamo parlando di contribuenti poveri che usano l’Isee per usufruire di prestazioni agevolate. Anziché pensare ai presunti evasori si sarebbe dovuto porre maggiore attenzione a categorie svantaggiate che risultato penalizzate”.
Mi può fare un esempio?
“I disabili innanzitutto che non vengono considerati fuori dal nucleo familiare. Il paradosso è che due disabili che vanno a vivere assieme rischiano di perdere le agevolazioni perché i loro redditi fanno cumulo in un unico nucleo familiare”.
Sempre nell’ottica di evitare casi di elusione, nel nuovo sistema di calcolo si dà più peso alla componente patrimoniale. Cosa ne pensa?
“Il patrimonio è sicuramente un dato meno mascherabile rispetto a quello reddituale però anche qui si è fatta una modifica che rischia di avere effetti paradossali, perché erroneamente si ipotizza che il patrimonio generi reddito. Ma non sempre è così. Una persona che eredita una casa che non riesce ad affittare può perdere agevolazioni a cui prima aveva diritto pur avendo lo stesso reddito. Il problema di fondo è che ormai l’Isee non viene più considerato uno strumento per fornire prestazioni sociali ma al contrario per toglierle”.
In che senso?
“Nel senso che i fondi messi a disposizione dei comuni per le prestazioni sociali, negli ultimi anni sono state pesantemente ridotte e quindi l’Isee è stato conseguentemente adeguato per restringere l’accesso. Oggi, per esempio, per usufruire di agevolazioni sulle mense scolastiche bisogna avere situazioni reddituali davvero basse”.
Ultimo aspetto riguarda la semplificazione burocratica. Con la nuova dichiarazione sostitutiva unica vale il principio generale che tutto ciò che è già noto all’amministrazione finanziaria non deve essere dichiarato dal richiedente. L’esempio più importante è il reddito. Cosa ne pensa?
“Che, almeno per ora, è una semplificazione di facciata. L’idea è sicuramente positiva però ci sono due problemi. Il primo è che bisogna fare ancora tantissimo sul fronte dell’incrocio delle banche dati. Il secondo è che se da un lato il richiedente non deve più fornire alcuni dati, dall’altro ne deve fornire di nuovi che prima non c’erano. Per cui è ancora prematuro parlare di effettiva semplificazione”.

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