Ici in eccesso, non restituita
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fonte:
- Trentino extra
ROVERETO. Sono almeno cinque i liberi professionisti che si sono rivolti al Codacons dopo aver scoperto di aver pagato una quota Ici superiore al dovuto. Un errore di calcolo dovuto alla differente aliquota imposta sugli studi professionali, di cui ora chiedono il rimborso. L’ equivoco nasce dalla differente aliquota applicata agli studi professionali (medici, ingegneri, geometri e via enucleando): sulle proprietà adibite a uso professionale gode infatti di un’ agevolazione, non trattandosi di immobili a scopo abitativo. In tutta buona fede, i professionisti hanno invece pagato la stessa quota di un’ abitazione, rimettendoci. La tardiva scoperta li ha spinti a rovolgersi al Codacons, per recuperare le cifre già pagate. Ma soprattutto, i contribuenti si sono stupiti che il Comune non abbia provveduto di spontanea volontà a restituire le quote in eccesso. Vista la solerzia con cui la macchina pubblica si muove per gli accertamenti Ici – è il ragionamento dei cittadini, appoggiati nella protesta dall’ ufficio legale del Codacons -, si aspettavano uno sforzo almeno pari nel riconsegnare le cifre di troppo, in maniera simile a quanto accade in altri paesi europei (in Francia, ad esempio, dove esiste un automatismo: le quote in più vengono restituite via assegno). All’ ufficio tributi del Comune ci rispondono che l’ errore può capitare, ma non spetta all’ ente pubblico provvedere alla restituzione: per avviare l’ iter serve una precisa richiesta di rimborso da parte del contribuente. «Se hanno sbagliato il calcolo – spiega la gentilissima funzionaria – significa che hanno pagato sulla base di un’ aliquota del 7 per mille anzichè il 5,5. Non c’ è molta differenza, in realtà, ma per ottenere il rimborso bisogna inoltrare l’ apposita domanda». Vuol dire che non esiste alcun automatismo per la restituzione, nemmeno se il Comune si rende conto dell’ errore? «Anche se ce ne accorgiamo – specificano al servizio tributi – non spetta a noi l’ iniziativa del rimborso. Tocca al cittadino che ritiene di aver pagato troppo farne richiesta». In compenso, però, gli accertamenti vengono avviati con precisione svizzera. «Dell’ attività di accertamento si occupa l’ ufficio verifica quando il pagamento è inferiore agli importi dovuti. Però il contribuente ha cinque anni di tempo, ovvero la stessa retroattività degli accertamenti, per chiedere i rimborsi e a due mesi dalla richiesta, o poco più, viene risarcito. I cittadini hanno dunque tutto il tempo per ottenere la restituzione delle quote non dovute». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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