5 Maggio 2012

I volontari di Gladio: abbiamo servito lo Stato

I volontari di Gladio: abbiamo servito lo Stato

«Lo Stato è responsabile della dipendenza da gioco». Lo afferma il Codacons che, in una nota, «plaude anche alla raccolta di firme lanciata dal Messaggero Veneto per appoggiare la decisione del Comune di Udine di vietare l’ apertura di nuove sale da gioco». «Sempre più spesso – spiega il presidente provinciale Codacons, Nicola D’ Andrea – ci vengono segnalate dai cittadini situazioni di persone che hanno problemi di dipendenza da gioco, con conseguenze disastrose. E le fasce più a rischio sono quelle più deboli: casalinghe e disoccupati». Se si diventa ludopatici, a giudizio del Codacons, è anche per colpa dello Stato, che su questo “vizietto” ci guadagna miliardi: «Invitiamo perciò le vittime del gioco d’ azzardo o i loro familiari a darci il mandato per chiedere allo Stato di risarcire i danni subìti». Per informazioni: 0432/534813. di Anna Rosso Tornano a far sentire la loro voce i cosiddetti “esterni” di Gladio, ossia i volontari che hanno fatto parte della struttura paramilitare segreta di tipo stay-behind (“stare dietro”, “stare al di qua delle linee”) promossa durante la guerra fredda dalla Nato per contrastare un eventuale attacco delle forze del Patto di Varsavia ai Paesi dell’ Europa occidentale. Sono gli esponenti dell’ Associazione italiana volontari Stay Behind che, ieri nel tardo pomeriggio, dal palazzo della Provincia dove sono stati accolti dal presidente Pietro Fontanini, hanno lanciato un appello alla popolazione e anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che sta per arrivare in visita ufficiale in Friuli. «Chiediamo – ha spiegato Dario Zudenigo, responsabile dei volontari Stay Behind per il Friuli Venezia Giulia – che sia ufficialmente riconosciuto al personale civile il ruolo di servitori dello Stato. Crediamo si tratti di un atto doveroso, visto che non è legato ad alcuna rivendicazione economica, bensì al fatto di aver servito lo Stato italiano». «Gli uomini e le donne del Friuli e dell’ Italia tutta che hanno lottato per difendere i valori democratici devono ricevere da parte nostra e di tutte le Istituzioni la massima riconoscenza» ha detto Fontanini aprendo l’ incontro organizzato dai volontari in collaborazione con l’ Anupsa (Associazione nazionale ufficiali provenienti dal servizio attivo). Nel salone del Consiglio, di fronte a circa una ventina di persone, hanno parlato anche Giuseppe Sanviti, presidente dell’ Associazione italiana volontari Stay Behind e il generale Giuseppe Cismondi, responsabile struttura militare Gladio dal ’73 al ’78, che ha tenuto il prologo ricordando anche alcune esperienze personali. L’ associazione volontari Stay Behind ha già scritto una lettera al presidente Napolitano, chiedendo un incontro nell’ ambito della sua visita in Friuli, in programma da mercoledì a venerdì della prossima settimana. In quell’ occasione intendono appunto manifestare al capo dello Stato la loro «voglia di rivincita» come ha detto Sanviti subito dopo aver tuonato: «Non siamo quelli degli attentati, ora, dopo tanti anni, la gente deve capire». Quello di ieri sera, comunque, è stato solo il primo incontro di una serie. I volontari andranno in giro per l’ Italia a portare il medesimo messaggio. Il prossimo appuntamento a Trieste il 12 giugno e poi in Sardegna, in Piemonte e in altre regioni. L’ Associazione Italiana – ha spiegato ancora Zudenigo – era formata, per quanto riguarda il nostro territorio, da 420 persone, uomini e donne (queste ultime, una decina circa, entrate dopo gli anni Ottanta). Tutti noi eravamo militari nel momento in cui venivamo richiamati; l’ addestramento avveniva a Capo Poglina, a Sassari, presso il Cag, Centro Addestramento Guastatori. Il trasferimento avveniva da Ciampino su un aereo militare, noi vestiti in borghese. Poi, in base alle caratteristiche di ciascuno, si diventava specialisti in infiltrazioni o munizionamento, sabotatori, radiotelegrafisti, radiotelefonisti. All’ epoca non esistevano cognomi, ma solo nomi, fino a quando, purtroppo, nel novembre del ’91 Giulio Andreotti decise di pubblicare il famoso “Elenco dei 622″». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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