I vantaggi di vivere in un sistema federale
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fonte:
- Messaggero Veneto
I vantaggi di vivere in un sistema federale
Con Romano Prodi la pressione fiscale è schizzata dal 40,6% del 2005 al 42,3%. Quella ufficiale. Perché, se teniamo conto che a pagare è solo una parte del paese, la tassazione raggiunge il 52%. E se calcoliamo tutte le voci, in media il contribuente lascia allo Stato quasi due terzi delle sue risorse. Non è finita. Tenere insieme l`attuale coalizione di governo – che ha i soldi come unico collante – richiede che Prodi nel 2008 trovi ancora non meno di 25 miliardi di euro per una serie di spese già annunciate, fra cui nuovi aumenti per il pubblico impiego (ma il ministro dell`economia Tommaso Padoa-Schioppa non aveva parlato di riallineamento tra salari pubblici e privati?). La conseguenza è che mentre l`economia mondiale corre, il nostro paese – e in particolare il Nord, primo contribuente – arranca. Di qui il nostro appello alla “rivolta fiscale“. A chiudere cioè momentaneamente i rubinetti che consentono la sopravvivenza d questo governo. Ci sono vari modi per trattenere i soldi in loco senza trasformarsi in evasori… E l`operazione è appunto studiata in maniera da evitare al cittadino rischi di oneri o sanzioni. Ma vediamo in modo più approfondito qual è la situazione. Nell`Europa a tredici l`anno scorso la pressione fiscale è stata in media del 41,7% (fonte Istat), con l`Italia – come detto – salita dal 40,6% del 2004 e 2005 al 42,3%. Incremento che lo stesso Istituto nazionale di statistica definisce “significativo“. Il gap è ancora maggiore se prendiamo in considerazione tutti i 27 paesi dell`Unione, che mediamente raggiungono appena il 41%. Per l`Italia preoccupa in particolare che – pur senza inventarsi nuove tasse – il meccanismo avviato da Padoa-Schioppa, sottostimando le entrate e incentivando l`aumento delle imposte locali, nel 2008 produrrà comunque un innalzamento inerziale di almeno mezzo punto della pressione fiscale, già prevista nel Documento di programmazione economica e finanziaria al 42,6%. Il Dpef che funge da piattaforma per la prossima Finanziaria, riporta fra l`altro ben 21 miliardi di euro di spese decise ma ancora prive di copertura. A questi vanno aggiunti 2 miliardi di euro che il governo intende stanziare per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego e altrettanti per trasformare lo scalone previdenziale della legge Maroni in scalini. A Prodi, quindi, servono altri 25 miliardi di euro… senza contare le mille spesucce che i partiti della sua eterogenea maggioranza considerano indispensabili. Il risultato di questo andazzo è che il 51% delle famiglie italiane vive con l`incubo della seconda metà del mese. Sempre più spesso, cioè, dalla terza settimana sono costrette a tirare la cinghia. Non siamo noi a dirlo. È il risultato di un`indagine Eurispes, realizzata in collaborazione con Federcasalinghe. Solo il 23,6% non segnala problemi, mentre il 23,7% dichiara di avere qualche difficoltà alla quarta settimana. Allarme anche per l`insolvenza dei mutui per la casa, con l`aumento del 5,1% di coloro che faticano a pagare le rate. Per quanto riguarda l`indebitamento familiare, poi, quest`anno l`Eurispes prevede un significativo +12%. E più tasse ovviamente vuol dire rincari. Nell`ultimo anno – denunciano le associazioni dei consumatori – le famiglie hanno speso quasi 1.100 euro in più e si profilano altri aumenti con “stangate quantificate in oltre 600 euro“. Secondo Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori la spesa per l`acqua è già aumentata del 14,7%, seguita dall`11,9% di scuola e istruzione e dal 7,4% degli alimentari. Saliti pure elettricità (+7,1%), gas (+4,8%) e trasporti, passati da 4.360 a 4.504 euro. Altrove le cose vanno in maniera diversa. I paesi a struttura federale negli ultimi 30 anni sono riusciti a contenere l`aumento della pressione fiscale entro limiti modesti (gli Stati Uniti addirittura l`hanno leggermente ridotta). Al contrario, gli Stati a struttura centralizzata – a cominciare da Italia e Francia – l`hanno vista crescere in modo esponenziale. A dirlo è un rapporto Ocse sulle politiche fiscali (Tax policy: recent trends and reforms in Oecd countries nº 9). Nel 1975 in Italia la pressione fiscale era dello 0,9% inferiore a quella svizzera. Poi è letteralmente esplosa, senza peraltro riuscire neppure ad avvicinare la qualità dei servizi della Confederazione elvetica. Nella Svizzera il governo federale è responsabile di trasporti, comunicazioni, difesa nazionale, diritto d`asilo e ordine economico. Di tutto il resto si occupano i Cantoni (26), fra cui si realizza una sorta di competizione su chi offre i servizi migliori alle condizioni più favorevoli. Il governo riceve dagli enti locali trasferimenti (ragionevoli) da destinare a un fondo che smussa eventuali differenze troppo marcate tra Cantoni. Il sistema funziona. Tant`è che dopo la seconda guerra mondiale pure Germania e Austria hanno scelto questa forma di amministrazione. Infine, in Spagna (la cui Costituzione è datata 1978) la devoluzione di poteri si sviluppa sulla base di negoziati con le singole autonomie regionali (17). Queste possono stabilire detrazioni fiscali per i contribuenti, sapendo però che della propria politica sono responsabili sul piano economico.
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