23 Agosto 2002

I tifosi fischiano il fuorigioco alla Lega

I tifosi fischiano il fuorigioco alla Lega

Polemiche dopo lo slittamento dei campionati di serie A e B e la richiesta di aiuto al governo

E il Codacons denuncia le società

Anche il ministro Urbani alza la voce: «Inaccettabile lo stato di crisi per il calcio»

Milano. Ma cos?è questa crisi?, diceva un motivetto degli anni Trenta. Già: cos?è questa crisi del pallone? Viene quasi da piangere, al pensiero delle vere crisi. Eppure il governo pare aver raccolto l?Sos dei miliardari del pallone. «Il Governo farà sino in fondo la sua parte» , ha dichiarato ieri il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giuliano Urbani. Urbani, che ha la delega per lo sport e un sottosegretario competente come l`ex presidente del Coni Mario Pescante, riceveranno o venerdì 30 agosto o martedì 3 settembre lo stesso Galliani per discutere sul da farsi, anche in materia di diritti televisivi. La Lega chiede soprattutto una certa competività sul mercato europeo, competitività che si otterrebbe solo attraverso precisi sgravi fiscali per le società. Ma il ministro ieri ha fatto sapere sapere che «non è disposto a concedere sgravi fiscali e nemmeno a dichiarare lo stato di crisi, ipotesi non contemplata per il calcio a livello procedurale» . Il ministro – informa una nota – proverà piuttosto « a proporre una mediazione a lungo termin e , con un accordo triennale tra le parti (ipotesi auspicata anche dal ministro Gasparri) » . La trattativa per la prossima stagione – ferma al braccio di ferro tra i 45 milioni di euro che la tv pubblica è disposta a sborsare e gli 88,5 richiesti dalla Lega – potrebbe sbloccarsi con una sorta di ripartizione dei sacrifici fra i vari soggetti in campo, comprese le pay tv. Per esempio attraverso la rinuncia da parte dei club maggiori ad una percentuale degli introiti previsti per le partite giocate in trasferta a vantaggio delle squadre ancora prive di contratto pay.
E se il Palazzo tende una mano al calcio, non si registra una medesima comprensione da parte degli italiani e nemmeno dei tifosi più accesi. In un sondaggio effettuato da Rtl 102,5, infatti, risulta che 98 italiani su 100 ritengono inconcepibile adottare lo stato di crisi per il disastrato mondo del pallone, sostenendo che dalle nostre parti esistono delle emergenze ben più gravi.
E scende in campo anche il Codacons, secondo il quale non si può parlare di stato di crisi quando lo stesso è determinato dalla «dissennata politica di sprechi» e non da «eventi naturali e imprevedibili» . L`organismo che tutela i consumatori ritiene che si voglia far pagare ai cittadini «la ricchezza smodata dei golden boys del pallone» . C`è infine anche chi, come un abbonato della Roma, si rivolge al giudice di pace perchè la modifica del calendario non è dovuta a cause di forza maggiore.
Per il calcio italiano tira propri una brutta aria. Sull`argomento si sono espressi anche i giocatori della nazionale prima di affrontare l`amichevole con la Slovenia. «Se il padrone è disposto a pagare una certa cifra non è colpa certo dei suoi operai» , ha sottolineato Gianluigi Buffon. «Nessuno ha minacciato i presidenti con una pistola alla tempia. E i mali del calcio vanno individuati anche altrove, non solo negli ingaggi» , ha dichiarato Alessandro Del Piero. Per Christian Panucci, difensore romanista, «si può essere ancora ottimisti per il futuro» mentre per Alessandro Nesta, centrale della Lazio, «questi problemi debbono essere analizzati da chi ne ha la competenza» .
Punti di vista. Che forse non coincidono con quelli del Codacons: l`associazione dei consumatori ha denunciato formalmente la Lega di A e B e le società per «frode in commercio e abuso di atti di ufficio» .

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