25 Gennaio 2017

I tempi infiniti dei giuristi nel Regno del cavillo

I tempi infiniti dei giuristi nel Regno del cavillo

TOMMASO MONTESANO «Sta abusando della nostra pazienza, concluda». Il presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, ce l’ ha messa tutta per affrettare i tempi durante l’ udienza pubblica. «Auspichiamo che avvenga presto la possibilità di sedere in camera di consiglio e poter deliberare», scandisce Grossi, a brutto muso, a Vincenzo Palumbo, l’ avvocato che sostiene le ragioni di uno dei cinque tribunali anti-Italicum (Messina, Torino, Perugia, Trieste e Genova). Invece niente: la decisione della Corte, inizialmente prevista per ieri sera, è slittata alle 13 di oggi. La camera di consiglio dei giudici, infatti, è iniziata solo a metà pomeriggio, alla fine dell’ intervento dei rappresentanti dell’ Avvocatura generale dello Stato, che nell’ udienza andata in scena al secondo piano del palazzo della Consulta hanno difeso le ragioni del governo sostenendo che l’ Italicum, non essendo «mai stata utilizzata», non può aver leso alcun «diritto di voto». Da qui la richiesta di rigettare i ricorsi contro la legge elettorale. I tredici giudici – il dimissionario Giuseppe Frigo non è stato ancora sostituito dal Parlamento; Alessandro Criscuolo è assente per motivi di salute – si sono riuniti in camera di consiglio, a porte chiuse, dopo le 17. Primo passaggio: la decisione sull’ ammissibilità o meno di ogni singolo ricorso. Solo dopo aver sgomberato il campo da possibili vizi formali sulle contestazioni dei tribunali, la Corte entrerà nel merito delle obiezioni contro la legge elettorale per la Camera, in vigore dal 1° luglio 2016. Una riflessione supplementare che la Corte sfrutterà per cercare un accordo tra i due blocchi che si stanno fronteggiando da quando il «dossier Italicum» – dall’ autunno, visto che l’ udienza era stata fissata, originariamente, il 4 ottobre scorso per poi subire un rinvio causa referendum – è sul tavolo della Consulta: i «falchi», favorevoli a colpire duramente la legge; e i «realisti», propensi a usare il bisturi. A provocare lo slittamento del programma originario, sono stati gli interventi degli avvocati dei ricorrenti. Il giudice relatore, Nicolò Zanon, ha preso la parola, puntuale, alle 9,30. Poi sono iniziati gli intoppi. Il primo: la Corte ha dovuto affrontare le richieste di costituzione in giudizio, oltre ai cinque tribunali, di altri avvocati e del Codacons. Richieste bocciate al termine di una prima camera di consiglio. Il secondo: gli avvocati dei tribunali autori delle ordinanze con le censure anti-Italicum si sono dilungati, provocando la reazione di Grossi. Palumbo è stato ripreso per «aver abusato della pazienza della Corte». Il presidente della Corte non ha usato giri di parole: «Le esposizioni in quest’ aula devono essere orali, le memorie sono agli atti. Poiché parleranno altri cinque avvocati, invito a non esporre argomentazioni». riproduzione riservata L’ interno della Corte Costituzionale LaPresse.
tommaso montesano

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