I telequiz finiscono sotto inchiesta
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
I telequiz finiscono sotto inchiesta
ROMA Telequiz nel mirino della magistratura. Quattordici avvisi di garanzia sono stati emessi dalla Procura della Repubblica di Roma nei confronti di altrettanti responsabili di Rai, Mediaset e La7 nell`ambito di un`inchiesta su alcuni giochi a premi in onda su queste emittenti. Le trasmissioni coinvolte sono «Chi vuole essere milionario», «Sarabanda», «Call Game» e «Vinci3» di «Dom & Nika In». L`accusa è che queste sono state organizzate senza la prevista autorizzazione dell`Agenzia delle Entrate del ministero delle Finanze che tutela lo Stato e i partecipanti ai giochi di abilità e sorte.
Il reato, punito con l`arresto da tre mesi ad un anno, sarebbe stato contestato anche a qualche conduttore televisivo coinvolto nell`organizzazione dei giochi. E tra i destinatari degli avvisi ci sono anche alcuni organizzatori e personaggi che commercializzani i giochi appartenenti alle società Mediagames Srl e Aran Endemol Spa. Negli avvisi di garanzia si contesta anche il fatto che i concorrenti hanno dovuto prenotare la loro partecipazione al gioco chiamando servizi telefonici a pagamento, invece che utenze a tariffa urbana. Il valore aggiunto di queste chiamate, secondo quanto accertato dalla Polizia delle comunicazioni, serviva a aumentare il monte premi dei giochi. Titolare dell`inchiesta è il sostituto procuratore romano Pierfilippo Laviani, che il 5 marzo scorso ha disposto il sequestro delle videocassette delle trasmissioni. Le indagini, avviate dalla squadra tlc della Polizia postale e delle comunicazioni del Lazio, hanno preso spunto da una segnalazione dell`Authority sulla trasmissione «Call Game» de La7. Ma si sono poi allargate anche ai programmi di Raiuno, Canale 5 e Italia 1.
La Rai non ci sta: «L`autorizzazione preventiva non era necessaria, perché i giochi erano semplici momenti di spettacolo senza fini pubblicitari». Ma l`azienda televisiva pubblica rischia, perché la polizia postale non demorde: «Se quei giochi verranno ritrasmessi – dicono dal Compartimento di Roma – scatteranno inevitabilmente altre denunce».
Enrico Papi e Carlo Conti cadono dalle nuvole. Negli avvisi di garanzia si contesta anche il fatto che i concorrenti hanno dovuto prenotare la loro partecipazione al gioco chiamando servizi telefonici a pagamento, invece che utenze a tariffa urbana. «Sono sconvolto – dice Enrico Papi conduttore di “Sarabanda“ su Italia 1 -, la mia trasmissione utilizzava questo numero solo per fare casting. Un persona che voleva partecipare al programma, telefonava affrontando un piccolo test che, se superato, dava diritto poi ad accedere ai provini, ma era tutto molto chiaro. Insomma nessuna speculazione». Gli fa eco Carlo Conti conduttore di «Dom & Nika In»: «Era tutto dichiarato. Il nostro gioco che mi sembra costasse solo un euro a telefonata, è partito con un certo ritardo proprio per tutte le pratiche burocratiche che abbiamo dovuto affrontare per essere in regola». Per entrambi, infine, non è vera la voce che anche qualche conduttore televisivo avrebbe avuto contestato il reato.
Le organizzazioni dei consumatori esultano. «Da anni – sottolinea il Codacons – la nostra associazione si batte contro i costi troppo alti delle telefonate, che i telespettatori devono fare per partecipare ai quiz tv». «Proprio in seguito a una nostra battaglia – continua – il costo delle telefonate per la lotteria Italia passò da 127 a 80 lire. Chiediamo ora di fissare a 0,065 euro il costo massimo per i telequiz, anche perché i numeri chiamati dagli utenti spesso non offrono alcun servizio, ma trovano a rispondere un nastro registrato». Il Codacons invita poi i telespettatori, «che hanno pagato cifre astronomiche per partecipare ai quiz», a rivolgersi all`associazione per ottenere il rimborso.
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