8 Aprile 2017

I tassisti non mollano la battaglia anti-Uber “Ora paghino i danni”

I tassisti non mollano la battaglia anti-Uber “Ora paghino i danni”

vittoria in tribunale partita dai conducenti di milano app bloccata entro 10 giorni. la società: siamo allibiti
ILARIA CARRA DIECI giorni di tempo per scomparire dalle strade e dagli smartphone, altrimenti saranno 10mila euro al giorno di penale. I giudici bloccano Uber Black, il servizio via app della multinazionale americana usato per chiamare le berline nere con autista. «È concorrenza sleale» verso i tassisti, è il verdetto. Ma la vicenda non ha l’ aria di essere finita. Perché Uber assicura battaglia e le auto bianche sono pronte a chiedere un risarcimento danni per tutti questi anni di battaglia e di presunte perdite. Due anni fa era toccata la stessa sorte a Uber Pop, l’ autista qualunque bloccato dai giudici milanesi. Prima temporaneamente, poi in via definitiva. Stavolta è il tribunale romano a esprimersi. E la decisione vale per tutta Italia. E anche per Milano, storico centro della protesta contro il “nemico numero uno” Uber, scattata tre anni fa. Il tema divenne caldo qui, e ora le auto bianche assicurano che in ogni caso la guerra è in parte vinta ma non è finita. «La giustizia nel nostro Paese c’ è ancora – esulta il rappresentante del Satam, il primo sindacato tra i tassisti, Nereo Villa – . Ora loro punteranno a cambiare le regole e le norme, provando a far cambiare la legge. E se non ci riusciranno faranno come in Danimarca: andranno via dal Paese. Noi siamo soddisfatti dell’ ennesimo vittoria, siamo 5 partite a zero dalla nostra parte. Ora è arrivato il momento di chiedere anche i danni a Uber, un risarcimento che i nostri legali stanno valutando». I tassisti milanesi guardano già avanti, e sono pronti ad annunciare di voler essere ripagati di quanto ritengono di aver perso in questi anni di «concorrenza sleale», come ha sancito il tribunale. «I giudici non hanno fatto altro che mettere in evidenza quello che era sotto gli occhi di tutti ma che qualcuno non voleva vedere, forse per interesse economico – attacca Villa – . Anche i cittadini ora saranno garantiti, non spenderanno più cifre iperboliche sottraendo mercato ». Ma sta a loro decidere quanto spendere, o no? «Si, ma così se vogliono un autista vanno direttamente al noleggio con conducente senza l’ intermediazione da caporalato dell’ applicazione». Fino a Pasquetta si troveranno ancora le auto, poi il giudice chiede che scompaia il servizio, si oscuri Uber Black dai monitor. Ma anche una serie di altre applicazioni analoghe, come Uber Lux, Uber Suv e Uber Van, tutte figlie della stessa logica della piattaforma tecnologica per far incontrare direttamente la domanda e l’ offerta di autisti, ma che offrono servizi diversi. «Un premio alla determinazione e al senso di responsabilità adottato dall’ Unione artigiani di Milano nel sostenere la battaglia legale a favore della categoria dei tassisti», commenta Pietro Gagliardi, Unione Artigiani. Uber invece sta studiando le carte. Per ora la multinazionale americana si limita a commentare così: «Siamo allibiti per quanto annunciato: faremo appello contro questa decisione, basata su una legge vecchia di 25 anni e che non rispecchia più i tempi, per permettere a migliaia di autisti professionisti di continuare a lavorare grazie all’ app di Uber e alle persone di avere maggiore scelta. Ora il governo non può perdere altro tempo ma deve decidere se rimanere ancorato al passato o permettere agli italiani di beneficiare di nuove tecnologie come Uber». Il Codacons è dalla parte della società: «Una decisione abnorme che riporta l’ Italia al Medioevo », è difatti il commento. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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