17 Febbraio 2012

I tassisti alla guerra delle licenze

I tassisti alla guerra delle licenze


Ci mancava la tragedia della Costa Concordia a mettere in ginocchio il settore dei taxi a Palermo. Sempre meno convegni, fiere, turisti – dicono i tassisti – e adesso pure una nave da crociera in meno ogni settimana. Ma se è vero che la crisi sta rendendo mute le radio delle auto gialle, il numero delle licenze non è mai diminuito. Nessuno ha chiuso i battenti, insomma. L’ ultima volta che sono state rilasciate nuove autorizzazioni risale al 2006, quando in città i taxi in circolazione sono passati da 240 agli attuali 320. Troppi, dicono i tassisti, sul piede di guerra anche a Palermo contro il decreto del governo nazionale sulle liberalizzazioni e in difesa di un privilegio corporativo. La parte più contestata della norma è quella che riguarda l’ istituzione di un’ Authority dei trasporti per rilasciare nuove licenze sulla base, ad esempio, dei flussi turistici e del numero di abitanti. Di quanto aumenteranno non è certo. Questo compito fino ad oggi era svolto dai sindaci, con i quali i tassisti erano a stretto contatto. La paura, dunque, è che una delle più numerose e agguerrite categorie possa perdere quel potere contrattuale fino ad oggi garantito dal dialogo con la politica. Cosa che invece piace alle associazioni dei consumatori: Liberalizzando il settore diminuiranno i prezzi – spiega il segretario Codacons Francesco Tanasi – e aumenteranno i cittadini che utilizzeranno questo mezzo. Vero è che ogni tassista ha sostenuto dei costi per la licenza, ma bisogna trovare un punto d’ incontro adottando misure, come la chiusura del centro storico, per aiutare la categoriaI tassisti temono fra l’ altro che cali drasticamente il prezzo delle licenze. Dal 2006, per gli oltre 1.600 iscritti al ruolo della Camera di commercio l’ unica speranza di intraprendere la professione è stata quella di ereditare la concessione oppure acquistarla ad un costo che a Palermo i sindacati stimano sui 100 mila euro. Una cifra inferiore a quella richiesta in altre grandi città come Roma, dove secondo Assotaxi i prezzi variano dai 180 mila ai 200 mila euro, con stipendi che possono superare i 4.000 euro mensili. Se un’ azienda taglia i costi sul personale – spiega Pietro Basile, presidente del sindacato Alleanza d’ Impresa – tra le prime spese che saltano ci sono i rimborsi. Oggi sono drasticamente diminuiti i professionisti che ricorrono al taxi per partecipare a convegni. Ma questi eventi, le fiere, sono sempre più rari in città. E i cittadini non hanno la cultura del taxi. Ma vogliamo paragonarci a Milano o Firenze?. E così la cessione della licenza rimane una sorta di assicurazione sulla vita, una garanzia di pensione per chi non ha diritto ad alcun rimborso: Sosteniamo tantissime spese – spiega Gaetano Cangelosi, del sindacato Arat – dall’ assicurazione che può arrivare a duemila euro all’ anno fino al gasolio, che acquistiamo a prezzo intero. Le liberalizzazioni inciderebbero notevolmente sul mercato delle licenze. Non a caso, il governo Monti ha introdotto una sorta di compensazionedando la possibilità ai tassisti in attività di acquisire un’ ulteriore licenza. Ciò non è bastato però a placare gli animi, anche perché il decreto ha introdotto delle forme di autorizzazioni part-timeper svolgere la professione a tempo determinato, ad esempio solo nei fine settimana. Sarebbe una tragedia – dice Cangelosi – nel periodo invernale ci sono giorni in cui guadagniamo solo una manciata di euro. Mediamente, secondo i sindacati, in inverno un tassista arriva a guadagnare 30 euro al giorno, cifra che può salire fino a 150 euro giornaliero in estate.(*rive*)Sei anni fa le ultime 80 autorizzazioni. Oggi il valore di una licenza si aggira intorno ai 100 mila euro. Non ci sono fiere, eventi, calano pure i crocieristi. Non siamo mica a Milano….

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