12 Giugno 2013

I soccorritori: «Respirava ancora, c’ era tanto sangue»

I soccorritori: «Respirava ancora, c’ era tanto sangue»

 

IL RACCONTO DI DUE RAGAZZI: I COMPAGNI DI UNIVERSITÀ PIANGEVANO E PREGAVANO LE TESTIMONIANZE «Abbiamo sentito un tonfo e visto il corpo del ragazzo sulla banchina. Era ancora vivo, ma si capiva che era gravissimo». Comincia così il racconto di due giovani romani che lunedì notte si trovavano sulla banchina del Tevere, poco lontano da dove è precipitato Andrew Keith Carr: «Avevamo portato il cane a correre, quando all’ improvviso si è sentito quel rumore sordo. Siamo corsi per vedere cosa fosse successo e abbiamo visto il ragazzo. È stata una scena che non dimenticheremo più». I testimoni hanno raccontato alla polizia di avere capito subito che le condizioni del giovane erano gravissime, disperate. «Quando ci siamo avvicinati – dicono – quel ragazzo respirava ancora, ma c’ era sangue dappertutto, aveva fatto un volo di oltre quindici metri, era quasi impossibile che potesse farcela. Però respirava ancora, abbiamo chiamato subito il 113 e il 118, e siamo rimasti accanto a lui per aspettare i soccorsi». LE LACRIME Mentre i due giovani aspettano l’ arrivo della polizia e dell’ ambulanza, gli amici dello studente americano sono arrivati anche loro sulla banchina. «Quei ragazzi erano sconvolti – ricordano i romani – urlavano il nome del loro amico, dicevano che era stato un incidente, volevano toccarlo per vedere se era ancora vivo, ma nelle condizioni in cui si trovava quel ragazzo era troppo pericoloso, gli abbiamo detto di non avvicinarsi». Andrew era davanti ai loro occhi, tutto intorno il sangue, le urla degli amici che risuonano nella città, si sentono impotenti, vogliono salvarlo, ma non sanno cosa fare. I soccorritori spiegano ai quattro studenti americani che l’ unica cosa da fare è aspettare. Dicono che anche il più piccolo spostamento del corpo potrebbe provocare danni irreparabili. «Convincerli non è stato facile – continuano i ragazzi romani – gli americani piangevano e pregavano dicevano che bisognava portare il loro amico in ospedale. Gli abbiamo ripetuto che avevamo già chiamato il 118 e più di così non si poteva fare». I SOCCORSI L’ ambulanza arriva poco dopo, lo studente Andrew Keith Carr viene caricato sulla barella, anche la polizia è sul posto, gli agenti parlano con gli americani, vogliono sapere il nome del giovane, perché addosso non ha documenti. Andrew muore mentre lo caricano sull’ ambulanza, la polizia lo sta ancora identificando. Sulla banchina, nel punto dove è precipitato rimangono le tracce del suo sangue. L’ incidente mortale di lunedì notte non è il primo ad insanguinare il lungotevere. «Si tratta del terzo incidente mortale in cinque anni registrato sul lungotevere – dice Carlo rienzi, presidente del Codacons – a dimostrazione di come sia indispensabile adottare misure a tutela dell’ incolumità di cittadini e turisti, allo scopo di evitare nuove cadute e nuove vittime. È necessario installare delle reti di sicurezza sul lungotevere che impediscano l’ impatto con la banchina, e creare sistemi di rilevamento a distanza in grado di segnalare in tempo reale le situazioni di pericolo, e consentire l’ intervento immediato dei soccorsi». P.Vu. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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