14 Gennaio 2017

I sindacati: «Il caso Vw è diverso, ma serve chiarezza»

I sindacati: «Il caso Vw è diverso, ma serve chiarezza»

TORINO Amalia Angotti II Il caso Fca non ha niente a che vedere con quello Volkswagen. Lo sottolineano quasi tutti i sindacati italiani che esprimono fiducia nel gruppo. Più prudente la Cgil: «Siamo in attesa di capire. Se dovessi fare un augurio è che non abbia delle ricadute sui volumi produttivi e sulla produzione in Italia», dice la leader Susanna Ca musso. «L’ azienda ci convochi al più presto, i lavoratori sono preoccupati», afferma Michele De Palma, coordinatore Auto della Fiom. Il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, Riccardo Nencini, conferma che «i modelli dei veicoli Fca Us non sono stati oggetto di omologazione in Italia» e ricorda che il governo «sta collaborando con la Commissione Europea». Scendono in campo i consumatori con Altroconsumo che chiede chiarezza, mentre il Codacons presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Torino per accertare «se i motori diesel contestati dalle autorità Usa siano commercializzati anche in Italia, o se lo siano stati in passato». «E’ una notizia che ci preoccupa, ma è completamente diverso dalla vicenda dieselgate. Resta il nostro giudizio positivo nei confronti di un gruppo che ha mostrato con trasparenza modelli e progetti anche sulversante dell’ auto ecologica», sottolinea il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. Marco Bentivogli, numero uno della Fim, osserva che «sul mercato Usa il diesel non va bene, ma dal Salone di Las Vegas sono arrivate notizie incoraggianti perché Fca ha presentato un’ auto elettrica innovativa ed è su questo che il gruppo deve puntare». «Non ci può essere nessun parallelo tra il crimine perpetrato dalla Volkswagen ai danni dei consumatori e quanto contestato a Fca», afferma Roberto Di Maulo, segretario generale del sindacato autonomo Fismic. «In ogni caso aggiunge – la questione non riguarda assolutamente nessuna vettura prodotta nel nostro Paese e destinata ai mercati internazionali». L’ Ugl confida che «la vicenda si risolva nel migliore dei modi per le migliaia di persone che lavorano per l’ azienda». Il deputato di Si Giorgio Airaudo teme che «la querelle americana abbia conseguenze su stabilimenti e lavoratori italiani», mentre per Legambiente «non stupisce l’ indagine Usa, la questione è nota. Per uscirne il più presto possibile emissioni zero». «La salute va messa al primo posto ma prima di trarre conseguenze affrettate è necessario valutare i dati e capire come avvengono le valutazioni sulle emissioni in Italia, in Europa e negli Usa», sostiene Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera. Al di là delle ultime notizie diffuse da gli Usa resta forte tra le piccole e medie imprese torinesi secondo quanto rileva un sondaggio – la paura che i nuovi investimenti annunciati negli Usa siano la conferma di un minore impegno di Fca nella produzione in Europa.
amalia angotti

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