I sindacati cacciano i turisti da Pompei
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ANDREA MORIGI Almeno Vincenzo De Luca, neogovernatore della Campania, si infuria e minaccia: «La chiusura dell’ area archeologica di Pompei è una vergogna internazionale che danneggia Italia e Campania. Sanzioneremo i responsabili». Invece il mite Dario Franceschini si limita a commentare «il danno incalcolabile» e a twittare: «Altra assemblea a sorpresa a Pompei e turisti in fila al sole. Così si fa del male ai sindacati, ai diritti dei lavoratori e al proprio Paese». Eppure lui è il ministro dei Beni culturali, benché sia incapace di garantire l’ accesso al sito archeologico più importante della Penisola e forse del mondo. La giornata di ieri lo testimonia. Duemila persone, in maggioranza stranieri, cuociono dalle 8.30 del mattino in una coda interminabile. Attendono di entrare per vedere la città sepolta dalla lava nell’ anno 79 d.C., perché nessuno li ha avvertiti dell’ astensione dal lavoro degli addetti alla vigilanza. Qualche micro-sindacato ha convocato una riunione selvaggia del personale. Perciò, porte sbarrate senza neanche un cartello che avvisi. Sa di ricatto, se non proprio di pizzo visto che l’ area vesuviana è il regno della camorra. Stasera, in programma al Teatro Grande di Pompei, è previsto lo spettacolo di danza di Bolle & Friends. Se saltasse anche quell’ appuntamento sarebbe una sconfitta mondiale anche per l’ arte italiana. Certo, se lo avessero saputo prima, i visitatori avrebbero potuto dirigersi altrove. Non a Genova, però, dove dalla prossima settimana scatterà il blocco dei dodici musei comunali al sabato e alla domenica, mentre sul piede di guerra ci sono anche i dipendenti dipendenti di Palazzo Spinola e Palazzo Reale, i muesi statali, ieri chiusi per sciopero. Non fosse stato per il caso Pompei, forse non si sarebbe nemmeno diffuso la notizia. Segno che tanto varrebbe privatizzare il patrimonio culturale italiano perché già ora, di fatto, i proprietari autentici sono coloro che hanno il potere di impedire l’ accesso a scavi e opere d’ arte. Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, accusa il ministro: «Franceschini è responsabile di quello che è successo e che si sarebbe potuto evitare. Pompei non è un sito archeologico qualunque e il ministro dei Beni culturali, tra crolli e furti, ha dimostrato di non saper tutelare degnamente un bene così prezioso. Renzi e i suoi ministri», conclude l’ esponente azzurro, «sono la rovina d’ Italia. Ci aspettiamo provvedimenti esemplari perché questa autentica vergogna non si ripeta più». Magari si riuscisse a raccogliere una qualche reazione del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che invece non si scompone. Sussidiariamente, interviene un quasi omonimo, Carlo Rienzi, presidente del Codacons, annunciando un esposto alla Procura della Repubblica di Napoli, alla Corte dei Conti della Campania e alla Commissione di vigilanza sugli scioperi, denunciando i sindacati che «tengono in ostaggio il sito archeologico più importante del mondo, oltre che patrimonio dell’ Unesco». L’ associazione dei consumatori vuol quantificare il danno, valutando eventuali ripercussioni per le casse pubbliche e chiederne il risarcimento ai responsabili. Poi li vuole anche mandare in tribunale, ipotizzando i reati di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, e di violenza privata. Anche i sindacati storici se ne rendono conto e prendono le distanze da cobas e autoconvocati. Le autorità se ne rendono conto, ma non sanno che fare. Soltanto dopo due ore, intorno alle 10.30, arriva il sovrintendente in persona, Massimo Osanna, ad aprire i cancelli dell’ ingresso principale al sito aiutato da alcuni funzionari archeologici. «La chiusura dei cancelli di questa mattina è stata un colpo basso e un comportamento irrispettoso nei confronti di centinaia di turisti non responsabili ed estranei a vicende interne all’ amministrazione, giunti a Pompei per ammirare un patrimonio mondiale unico che l’ Italia ha la grande fortuna di possedere», dichiara a caldo. Peccato che lo avessero avvertito soltanto alle 9.30, cioè un’ ora dopo la serrata. «Nonostante la mia massima disponibilità a venire incontro alle esigenze dei sindacati», ricorda il sovrintendente, che aveva trattato a lungo con i sindacati anche in vista dell’ esibizione dell’ étoile Roberto Bolle, «venendo meno alle garanzie che mi erano state riservate, gli scavi sono rimasti chiusi. Quello di alcune sigle sindacali è un atteggiamento irresponsabile. Le esigenze legittime dei lavoratori sono da rispettare e tutelare, ma non si può continuare a mancare di rispetto al pubblico che è quello che garantisce il lavoro stesso di chi protesta. Il confronto richiesto dai sindacati con l’ amministrazione e il ministero non può diventare prevaricazione e ricatto a danno dell’ immagine internazionale di Pompei e di tutto il paese nel mondo». Nella mattinata di giovedì, era rimasto chiuso anche il Colosseo, sempre a causa di un’ agitazione sindacale. Ora, si tratta solo di vedere quali altri monumenti rimarranno chiusi al pubblico.Un’ assemblea non programmata tiene in fila per ore, senza informazioni e sotto il sole cocente, duemila visitatori Alla fine il sovrintendente in persona va ad aprire i cancelli. Il ministro Franceschini: danni incalcolabili. Renzi taceI sindacati cacciano i turisti da Pompei.
andrea morigi
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