15 Settembre 2010

I salari crescono più dell’ inflazione

ROMA I salari continuano a salire sopra il livello dell’ inflazione: nel secondo trimestre di quest’ anno le retribuzioni di fatto sono aumentate del 3,4% su base annua, superando ampiamente l’ asticella dei prezzi al consumo ferma, nello stesso periodo, all’ 1,5%. Così, dopo i saliscendi degli ultimi due anni, il ritmo della crescita sembra consolidarsi: il rialzo tendenziale registrato dall’ Istat tra marzo e giugno eguaglia quello dei primi tre mesi del 2010 e si conferma per la terza volta consecutiva sopra quota 3%. Secondo le rilevazioni dell’ Istituto di statistica, che fanno riferimento a quanto accade nel settore privato (con l’ esclusione del comparto agricolo e dei servizi alla persona), a trainare gli stipendi è l’ industria, che mette a segno un incremento del 4,6% a livello tendenziale, di gran lunga maggiore rispetto al dato sul comparto dei servizi, dove la crescita non si spinge oltre al 2,5%. All’ interno del settore industriale svetta l’ aumento registrato dall’ attività manifatturiera (+5,1%). Nel terziario sono i servizi di alloggio e ristorazione a segnare la crescita più marcata (+4,2%), mentre per Trasporto e magazzinaggio si evidenzia, addirittura, un segno meno (-0,1%). Se le retribuzioni lorde (che, a differenza di quelle contrattuali, tengono conto non solo di quanto previsto dai contratti nazionali ma anche delle competenze "accessorie") mantengono nel secondo trimestre a livello tendenziale lo stesso ritmo di crescita evidenziato nel trimestre precedente, su base congiunturale, invece, si registra una lieve frenata. L’ Istat, infatti, misura un aumento dello 0,5%, leggermente inferiore al dato sulle buste paga relativo a gennaio-marzo (+0,7%). Passando a considerare gli oneri sociali, ovvero i contributi a carico del datore di lavoro, mostrano, spiega l’ Istat, una dinamica tendenziale «leggermente superiore a quella delle retribuzioni», con un incremento del 3,5% (+0,8% sul primo trimestre). E anche in questo caso il rialzo maggiore ha riguardato l’ industria (+4%). Il costo del lavoro, calcolato sempre per unità di lavoro a tempo pieno e ottenuto sommando retribuzioni e oneri sociali, risulta così cresciuto del 3,4%% su base annua (+0,7% congiunturale). Un tasso nettamente più alto rispetto alla media europea: nel secondo trimestre nell’ Ue a 16 il rialzo si attestato a quota 1,6%. Per il Codacons «non ha alcun senso confrontare gli incrementi percentuali di inflazione e stipendi, visto che si applicano ad importi differenti». E’ quanto si legge in una nota diffusa dall’ associazione dei consumatori. «Inoltre quello che conta per le famiglie italiane è il costo della vita che è aumentato in valore assoluto molto di più del 3,4% degli stipendi. Nel calcolo del costo della vita – continua – c’ è anche l’ inflazione acquisita per gli aumenti dei mesi precedenti e poi conta se ad aumentare sono i prezzi dei beni ad alta frequenza di acquisto o a bassa frequenza, come elettrodomestici ed automobili». «Negli ultimi 7 anni – conclude il Codacons -, dal 2002 al 2009, ogni famiglia ha speso complessivamente circa 9.600 euro in più a causa degli aumenti dei prezzi al dettaglio, dei rincari tariffari, dei carburanti, della crescita di affitti e mutui. Ma gli stipendi di una famiglia, nel frattempo, non sono certo aumentati di 9.600 euro, ossia di 1.370 euro all’ anno».

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