I rincari pesano sui consumi di pane, pasta e frutta
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fonte:
- Italia Oggi
Non solo pane e pasta, anche per frutta e verdura è stata una vera debacle sul fronte dei consumi: nei primi dieci mesi dell`anno si è avuto un crollo di oltre il 5,6% nell`ortofrutta e una riduzione in quantità del 7% nel consumo di pane e del 3,9% per la pasta di semola. La causa principale? I rincari. Ed è per questo che è urgente avviare “un Tavolo permanente tra governo, rappresentanti della filiera agroalimentare, Istat, Unioncamere e consumatori per avere un quadro preciso della situazione prezzi e intervenire in maniera tempestiva“. A sottolineare il crollo dei consumi è stata la Cia, Confederazione italiana agricoltori, sulla base delle rilevazioni dell`Istat sulle vendite al dettaglio in Italia nel mese di ottobre e sui dati del panel Ismea AcNielsen sui primi dieci mesi dell`anno. Controcorrente il commento di Carlo Cannella, presidente dell`Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran): calano i consumi di pane e pasta? Una brutta notizia per i fornai, un fatto positivo per la salute. “La gente si muove di meno“, ha spiegato Cannella, “e non fa sport: non mi allarmerei tanto se calano pane e pasta, anzi. Evidentemente la gente comincia a capire che si può contenere il proprio peso solo facendo un uso moderato di farinacei. Si mangia meno pane e pasta, cioè il giusto, viste le quantità industriali di cui ci cibavamo in passato“, ha aggiunto Cannella, per il quale quanto al caro prezzi, non c`è alcun collegamento con il calo dei consumi: “è vero che i prezzi sono leggermente aumentati, ma pane e pasta rimangono gli alimenti più economici“. Sui prezzi hanno invece insistito Codacons, Adusbef e Federconsumatori. “Oggi un chilo di spaghetti costa il 27% in più dello scorso anno, mentre un chilo di pane costa mediamente il 17% in più“, ha detto il presidente del Codacons Carlo Rienzi secondo cui, una soluzione sta “in una riduzione generalizzata dei prezzi di almeno il 10%, specie nel settore alimentare“. Per Adusbef e Federconsumatori, invece, la flessione dei consumi “è un gravissimo sintomo del disagio in cui versano i cittadini a causa dei crescenti aumenti dei prezzi“. “Purtroppo questa situazione era prevedibile“, hanno aggiunto Elio Lannutti, presidente di Adusbef e Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, ribadendo che è necessario un tempestivo intervento del governo.
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