5 Settembre 2004

I REDDITI E LE SPESE


Gli italiani sono indebitati fino al collo. Sono i consumatori a lanciare l?allarme, dopo i dati della Banca d?Italia e la notizia che alcuni ipermercati offrono la possibilità di rateizzare perfino la spesa alimentare, quella quotidiana dei generi di prima necessità. I difensori dell?utenza prevedono così nel futuro cifre disastrose. «A fine anno – avverte il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti – rischiamo di raggiungere l?iperbolica vetta di 80 miliardi di prestiti».
In effetti, il 2003 si era chiuso con una richiesta di piccoli prestiti da parte delle famiglie pari a 55,5 miliardi di euro. Secondo le stime dell?Intesa dei consumatori (di cui Federconsumatori fa parte insieme con Adoc, Adusbef e Codacons) già alla fine dello scorso mese di giugno questa quota sarebbe aumentata a 73,5 miliardi di euro. L?incremento rispetto al 2003 sarebbe stato quindi di oltre il 30 per cento. Secondo i consumatori un italiano su tre sarebbe costretto oggi a indebitarsi. «L?Italia è maglia nera in Europa – si denuncia – nel 2003 l?incremento del credito al consumo è stato pari al 19,5% nella penisola mentre la media dei nostri partner si ferma al 7,7%».
Il rovescio della medaglia? La quota che le famiglie destinano al risparmio diminuisce e aumentano le sofferenze bancarie, soprattutto al Sud. Nell?ultimo bollettino statistico della Banca d?Italia, datato 30 giugno, ma con rilevazioni che si riferiscono allo scorso mese di marzo risulta infatti che nel primo trimestre dell?anno le sofferenze sono aumentate di oltre 2 miliardi di euro in tutta Italia, con 606 mila soggetti insolventi. E nel Mezzogiorno un incremento di 282 milioni ha fatto salire l?ammontare complessivo delle sofferenze a 12,2 miliardi con 158 mila fidi in sofferenza. I debitori inadempienti abitano soprattutto in Campania, che registra 58 mila debitori insolventi. La supera solo la Sicilia con 72 mila soggetti. La cartina di tornasole della povertà è anche il risparmio. La stessa Bankitalia osserva che le famiglie riescono a mettere da parte cifre ancora «contenute» rispetto a quanto facevano nel periodo compreso tra il ?95 e il 2001. Colpa della «modesta crescita del reddito disponibile». Così nei primi 9 mesi del 2003 l?ammontare dei risparmi è stato solo di 44,8 miliardi. Si tratta di appena il 4,7 per cento del Pil, la produzione complessiva nazionale, che equivale al totale della ricchezza italiana.
D?altra parte, i tassi d?interesse sui prestiti stanno salendo. Ad esempio, per la cessione del quinto dello stipendio, la media supera il 20%. I consumatori indebitati rischiano così di rimanere intrappolati in un circolo vizioso perché sempre più difficilmente potranno estinguere i loro debiti. L?Intesa traccia un profilo dell?esercito dei nuovi forzati del prestito, fornito da banche o finanziarie. Sono giovani e famiglie con un?età media compresa tra i 31 e i 45 anni, appartengono al ceto medio, o comunque hanno un lavoro fisso. Hanno un mutuo casa da pagare e sono gravati dall?onere delle spese per i figli. Perciò si fa sempre maggiore ricorso alle carte di credito e ai prestiti non solo per le spese straordinarie, come ad esempio gli elettrodomestici, ma per quelle ordianrie alimentari.

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