7 Giugno 2007

I processi resteranno a Sulmona

I processi resteranno a Sulmona
  Roccaraso, no della Cassazione alla richiesta di spostamento
 

Terzietà garantita L’istanza era stata del Codacons

SULMONA – I processi della maxi inchiesta Roccaraso restano a Sulmona. Lo ha deciso la Cassazione, rigettando l’istanza di remissione ad altro giudice dell’inchiesta caratterizzata dal suicidio in carcere del sindaco di Roccaraso, Camillo Valentini. A presentare l’istanza di legittimo sospetto era stato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi (indagato a vario titolo in alcuni procedimenti). Le motivazioni non sono ancora note ma sarebbero collegabili alla giurisprudenza consolidata secondo la quale non è sufficiente una situazione ambientale di incompatibilità, essendo necessario che i singoli giudici (in questo caso il gup, Massimo De Cesare), siano in stato di mancanza di terzietà. Intanto ieri è arrivata davanti al gup, Massimo De Cesare, un’altra costola dell’inchiesta, che vedeva 11 imputati. Si Tratta dell’ex sindaco di Rivisondoli, Nunzio De Capite, accusato di corruzione; dell’ex assessore regionale all’ambiente e al turismo Massimo Desiati (An); del funzionario della direzione urbanistica della Regione, Pierluigi Caputi; il responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Roccaraso, Nicolino D’Amico; l’assessore al bilancio di Roccaraso, Gisella Valentini; il consulente della Regione e collaboratore di Desiati, Massimo Santini; il presidente del comitato beni ambientali regionali, Aldo Marra, e il componente del comitato Antonio Sorgi; il costruttore Enrico Ricci; l’ex vicesindaco di Roccaraso Giuseppe Di Virgilio e l’architetto sulmonese Rocco Malcangio. Le accuse alle quali dovranno rispondere vanno dalla concessione di nulla osta illegali da parte della Regione per il rilascio da parte del Comune di permessi per un deposito di oli minerali, all’approvazione di delibere senza i necessari elaborati per l’adeguamento del comprensorio sciistico Roccaraso-Rivisondoli e di false perizie per abbattere i costi di terreni comunali. Per quel che riguarda Desiati: aver indotto il sindaco Valentini a promettere indebitamente 500 milioni per la campagna elettorale. Su richiesta di difensori e pm, Maria Teresa Lacche e Romolo Como, il gup ha rinviato l’udienza al 27 giugno per consentire la trascrizione delle intercettazioni telefoniche principali fonti d’accusa.

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