25 Marzo 2001

«I prezzi della materia prima sono crollati»

«I prezzi della materia
prima sono crollati»

«No, la torrefazione
è cara, per non parlare
di tasse e costo del lavoro»

PERUGIA – Un?abitudine che anno dopo anno sta diventando sempre più cara e che in pochi sembrano disposti ad abbandonare. Il tradizionale espresso bevuto al bar è più di una normale consumazione: per qualcuno un gesto con una valenza quasi “sociale“, per altri una vera e propria necessità. Un bisogno che col tempo si è fatto più caro (in Umbria, negli ultimi anni, ci sono stati aumenti dalle 100 alle 300 lire) nonostante i ribassi che hanno caratterizzato il commercio all?ingrosso del prezioso chicco. Almeno stando alla denuncia del Codacons che, secondo un recente monitoraggio, ha rilevato che negli ultimi tre anni il prezzo all?ingrosso è diminuito del 75%. «Nel ?97 una libbra di caffè era quotata 276,4 centesimi di dollari, a fine 2000, 66,5. Nonostante questo rilevante calo però – rileva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – non c?è stato alcun beneficio per i consumatori, con il prezzo di espresso e cappuccino che è rimasto stabile e, nella maggior parte dei casi, ha subito rincari».
Un trend negativo dal quale i consumatori non hanno ricevuto alcun vantaggio in termini di prezzi al bancone: «Secondo un?indagine sulle fatture di acquisto – dice Francesco Filippetti, segretario regionale di Confesercenti – una riduzione c?è stata, ma al massimo ha raggiunto il 25%. Di contro bisogna considerare che per un prezzo all?ingrosso del caffè che diminuisce, ci sono utenze e tasse che aumentano. Non è così facile per i bar agire sui prezzi al consumo, non si può fare un discorso diretto». Per le associazioni di consumatori però, i prezzi della tazzina di caffè e del cappuccino risultano comunque un po? troppo “controllati“: «Ormai si è creato un cartello a tutti gli effetti – afferma Carla Falcinelli – come per benzina e assicurazioni. Per questo abbiamo deciso di inoltrare un?istruttoria alla commissione antitrust per capire cosa sta succedendo. Considerando anche le persone che fanno colazione presso i bar più per necessità che per sfizio». Un aspetto che caratterizzerebbe ulteriormente un settore nel quale la domanda di caffè non sembra risentire troppo dei prezzi praticati (a Perugia tra le 1300 e le 1500 lire, a Terni tra le 1300 e le 1400). «Va comunque ribadito che i prezzi sono liberi – dice Francesco Filippetti – e che non esistono accordi, ma solo differenziazione in base al tipo di esercizio e al luogo dove è ubicato». È curioso comunque constatare il comportamento degli habitué dell?espresso che, stando alle osservazioni dei gestori di alcuni bar del centro di Perugia, dopo gli ultimi rincari hanno reagito rinunciando alla tazzina, salvo poi riprendere regolarmente l?abitudine dopo alcune settimane.
In questo contesto i gestori dei bar sembrano solo l?ultimo anello di una catena nella quale la quasi totalità della diminuzione registrata nelle quotazioni del caffè viene “gestita“ a monte: «Questo calo risulterebbe anche a noi – rileva il proprietario di un bar del centro di Terni – ma i nostri fornitori continuano ad applicare sempre gli stessi prezzi. Anzi, ci dicono che dobbiamo ringraziarli perché sono stati così bravi da non effettuare aumenti». In altri casi il prezzo d?acquisto degli esercizi pubblici risulta aumentato: «Il caffè costa poco al torrefattore – spiega il proprietario di un bar di Perugia – ma poi, costi di torrefazione, costi commerciali, incidenza dei finanziamenti (spesso collegati a programmi pluriennali di fornitura) finiscono inesorabilmente per lievitarne il prezzo». In genere però è difficile dire quale caffè è più caro: «Dipende sempre dalla qualità e dalla miscela utilizzata», dice un altro gestore. «Nel centroitalia si tende ad usare una miscela fatta al 90% di “arabica“ (meno corposa, più pregiata e per questo più cara) e al 10% di “robusta“ (qualità più corposa e meno pregiata) ma poi ognuno è libero di utilizzare il “chicco“ che vuole, compreso quello del supermercato da 15 mila lire il chilo».

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