15 Settembre 2016

I prezzi al consumo ancora in area negativa

I prezzi al consumo ancora in area negativa
inflazione sale dello 0,2% rispetto a luglio giù l’ energia

MILANO Fermo il carrello della spesa. Secondo i dati definitivi di Istat, ad agosto, l’ indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,2% su base congiunturale ed è sceso dello 0,1% (settimo calo consecutivo) sullo stesso periodo del 2015. In pratica, al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici l’ inflazione di fondo scende a +0,4% (da +0,6% di luglio). Dunque, l’ inflazione acquisita per il 2016 risulta pari a zero (era -0,1% a luglio). «Il prolungarsi della flessione dei prezzi su base annua _ spiega l’ Istat – è la sintesi di dinamiche di segno opposto che, in gran parte, si compensano. Se, da una parte, si attenua il calo tendenziale dei prezzi degli energetici non regolamentati (-7,0%, da -8,0% di luglio) e accelera la crescita di quelli degli alimentari non lavorati (+2,4%, era +1,5% il mese precedente), dall’ altra i prezzi dei servizi relativi alle comunicazioni registrano un’ inversione di tendenza (-1,4%, era +0,4% a luglio) e si azzera la crescita di quelli dei servizi per i trasporti (era +0,7% il mese precedente)”. Inchiodati allo “zero virgola” anche i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, che aumentano dello 0,3% su mese e dello 0,6% su base annua. «Raggiunge 71 euro l’ anno l’ aumento della spesa per una famiglia di 4 persone dovuto ai rincari dello 0,6%sui beni alimentari e per la casa» fa i calcoli l’ Unione nazionale consumatori). «È ormai lampante la necessità di adottare provvedimenti concreti e incisivi per trainare il sistema economico al di fuori di questa fase di blocco – hanno affermato, in una nota congiunta,Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef -. La spinta deve venire dalla redistribuzione dei redditi, resa possibile dall’ avvio del “piano straordinario del lavoro” che invochiamo da tempo». «Mentre i prezzi al consumo hanno perso lo 0,1% annuo, il carrello della spesa alimentare ha fatto registrare una dinamica di segno opposto ed è aumentato dello 0,8% – fa notare un’ analisi dell’ Ufficio Studi della Cia-Agricoltori -. In particolare la spinta inflazionistica è da ricondurre all’ ortofrutta, le cui quotazioni sullo scaffale sono cresciute di circa 5 punti percentuali. In una fase di risalita dei prezzi alimentari al consumo, un’ equa redistribuzione dei rapporti lungo la filiera, tra le fasi a monte e quelle a valle, è una necessità non più rinviabil». Una riflessione analoga a quella di Coldiretti. «La deflazione ha effetti devastanti nelle campagne dove le quotazioni rispetto allo scorso anno sono praticamente dimezzate per il grano duro (-43%) e il latte viene ormai pagato quasi come l’ acqua. Dal campo alla tavola i prezzi aumentano di 5 volte per la pasta e per il latte e di addirittura 15 volte per il pane». «Nemmeno le vacanze estive – fa notare il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – che ogni anno determinano un generalizzato incremento dei listini, fermano la deflazione». «Con un’ inflazione vicina allo zero, nonostante le azioni messe in campo dalla Bce _ ha concluso Guglielmo Loy della uil – è necessario un “piano pluriennale per la crescita”, che sia in grado di stimolare la crescita economica, occupazionale ed il benessere sociale, attraverso un maggiore sostegno ai consumi interni, dando più potere di acquisto a salari e pensioni, e con ingenti investimenti pubblici in opere infrastrutturali immediatamente cantierabili». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
laura cavestri

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