29 Luglio 2015

I predoni sul Norman Atlantic

I predoni sul Norman Atlantic

BARI Parabrezza rotti, portiere delle auto forzate, bagagli aperti e poi sparpagliati a terra. È la scena che, ieri mattina, si è presentata agli occhi dei periti del Tribunale di Bari e dei consulenti degli indagati e delle parti offese che, un mese dopo l’ ultima volta, sono risaliti a bordo del relitto Norman Atlantic per svolgere alcuni accertamenti investigativi. Nonostante il traghetto naufragato lo scorso 28 dicembre sia controllato notte e giorno da una società di vigilanza privata, qualche sciacallo è riuscito a salire sul ponte esterno dell’ imbarcazione e ha fatto razzia. I primi ad accorgersi di quanto accaduto sono stati i consulenti del Codacons, che hanno immediatamente denunciato l’ episodio. Il pm della Procura barese, Ettore Cardinali, dopo ulteriori verifiche, ha aperto un fascicolo d’ inchiesta contro ignoti ipotizzando i reati di violazione dei sigilli giudiziari e tentato furto, tentato perché, al momento, non c’ è certezza che sia stato portato via qualcosa. Bisognerà attendere di poter parlare con i proprietari delle macchine trafugate per capire se mancano oggetti. Gli inquirenti hanno acquisito le immagini delle telecamere piazzate sulla banchina del porto di Bari, dove da 5 mesi è ormeggiato il relitto, per provare ad individuare i ladri senza scrupoli. Nel palagiustizia di via Nazariantz la notizia è stata appresa con molta rabbia e gli investigatori hanno promesso di andare sino in fondo a questa squallida vicenda. Sul fronte dell’ indagine sulle cause dell’ incendio divampato a bordo dell’ imbarcazione il 28 dicembre, ieri mattina i periti nominati dal gip Alessandra Piliego e i consulenti di indagati e parti offese, nell’ ambito dell’ incidente probatorio, hanno recuperato altro materiale informatico e alcuni computer di bordo, che saranno analizzati nelle prossime ore. Lo scorso primo giugno il portellone del Norman Atlantic è stato aperto per la prima volta dal giorno della sciagura che ha provocato la morte di 11 passeggeri, ai quali bisogna aggiungere 18 dispersi. Ora si attende il via libera per svuotare i ponti interni della motonave dalle carcasse bruciate dei tir e delle auto. I resti, poi, saranno analizzati singolarmente per individuare l’ origine del rogo. I pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano hanno chiesto ai periti di eseguire accertamenti su ogni singolo mezzo presente nella pancia del Norman, in particolare gli inquirenti vogliono capire se il carico fosse eccessivo, come viene ipotizzato, e se le fiamme possano essere state innescate da liquido infiammabile fuoriuscito da un mezzo o utilizzato da qualcuno che si trovava nei garage 3 e 4. È questo il nodo principale dell’ inchiesta penale che servirà a ricostruire quanto accaduto quella maledetta notte tra il 28 e il 29 dicembre scorso. Gli accertamenti saranno svolti sulla banchina del terminal crociere del porto di Bari, dove è attualmente attraccata l’ imbarcazione. Due ditte specializzate dovranno tirare fuori i mezzi che saranno immediatamente sottoposti alle verifiche. Terminate le ispezioni, camion e auto saranno trasferite fuori dal porto e portate alla demolizione. L’ ipotesi della magistratura inquirente è che tir e auto non fossero stati fissati a dovere, come prevede il codice della navigazione soprattutto in caso di maltempo, che le vetture furono disposte non a distanza di sicurezza l’ una dall’ altra e che le vie di fuga per permettere gli interventi dei soccorritori fossero completamente ostruite. Poi ci sono anche dubbi sul funzionamento del sistema antincendio. Una volta che il traghetto sarà completamente vuoto, i periti inizieranno ad analizzare anche l’ interno del relitto. La tragedia è costata la vita ad 11 persone, altre 18 risultano disperse e le loro salme potrebbero ancora sepolte tra i resti della motonave. Il bilancio – ipotizzano gli inquirenti – potrebbe, però, essere persino peggiore se, come teme la Procura, altri clandestini erano nascosti nei camion quella maledetta notte. Gli investigatori si aspettano di trovare altri resti umani durante la fase di svuotamento della motonave, per questo motivo è già stata allertata la Medicina legale del Policlinico barese. Dodici persone risultano essere indagate con le accuse di cooperazione colposa in naufragio, omicidio plurimo e lesioni. Come detto, dai primi accertamenti già svolti e messi nero su bianco in oltre 20 mila pagine, emerge che i camion – circa 200 quelli imbarcati nei garage – non erano stati fissati a dovere dai cavi. Secondo gli inquirenti, quando le condizioni meteo sono avverse i mezzi pesanti devono essere assicurati con almeno 2 o 3 cavi per lato, mentre da alcune testimonianze sembra che, nella fretta di salpare, molti automezzi siano stati fissati con un solo e insufficiente cavo messo in tensione. Non solo: le distanze di sicurezza tra le vetture e le paratie della nave non sarebbero state rispettate, i mezzi sarebbero stati sistemati alla rinfusa e questo avrebbe provocato l’ ostruzione di ogni via di fuga, ostacolando un intervento rapido del personale a bordo. Gli investigatori non escludono che proprio il cattivo fissaggio dei tir abbia potuto provocare l’ incendio. Come? Ad esempio per colpa dello sfregamento continuo della carrozzeria di qualche camion con le paratie del traghetto. Gli inquirenti puntano l’ indice anche contro i mancati controlli: è stato verificato che nei garage, durante la navigazione, erano presenti alcuni passeggeri, nonostante il codice lo vieti.
 

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