20 Novembre 2012

I predoni del rame bloccano i treni Un giorno di ritardi

I predoni del rame bloccano i treni Un giorno di ritardi

 

 

ROMA – Da gennaio a settembre sono già più di due mesi. Sono ben 64 infatti i giorni di ritardo accumulato dai treni in Italia per furti di rame commessi esclusivamente sulle tratte ferroviarie nel 2012. Senza contare, cioè, depositi e cantieri. Basta questo per avere un’ idea dei danni provocati dai ladri di oro rosso che anche ieri, all’ alba, hanno colpito alle porte di Roma. Questa volta fra la stazione Ostiense e Ponte Galeria, calandosi nei pozzetti di servizio accanto ai binari che ogni giorno portano migliaia di pendolari all’ aeroporto di Fiumicino. Da quelle gallerie i predoni hanno strappato decine di trecce di rame che alimentavano la segnaletica luminosa: alle 6.45 i semafori della linea Leonardo Express (stazione Termini-Fiumicino aeroporto), della Fara Sabina-Fiumicino (Fr1) e della Roma-Civitavecchia (Fr5) sono scattati sul rosso. Treni fermi, linee bloccate. Il sistema di sicurezza ha evitato rischi di incidenti, ma per ore la circolazione ha subito ritardi fra i 60 e i 90 minuti, ridotti ieri sera a un quarto d’ ora. I tecnici di Rfi hanno lavorato fino a notte inoltrata – e lo faranno anche oggi – per ripristinare il servizio, il Codacons ha invitato gli utenti a chiedere il risarcimento e le Ferrovie hanno presentato denuncia contro ignoti. L’ ennesima dall’ inizio dell’ anno: a livello nazionale sono già 1.638 da gennaio, con 5.616 treni coinvolti e 92.579 minuti di ritardo. Solo nel Lazio, una delle Regioni più colpite, i furti sono stati 161 (1.035 treni e 15.107 minuti). Ma chi li ha commessi? Sbandati che vendono il rame agli «sfasci» di quartiere in cambio di pochi euro oppure professionisti del settore in combutta con le fonderie clandestine che riciclano il prezioso metallo e lo rivendono sul mercato nero internazionale? Le recenti indagini delle forze dell’ ordine hanno dimostrato che questi ultimi stanno prendendo sempre più piede. Almeno dall’ autunno 2010 quando al London Metal Exchange le quotazioni del rame hanno avuto un’ impennata del 40% con il record di 9 mila dollari a tonnellata. Una delle spiegazioni fornite dagli analisti del continuo aumento del prezzo dell’ oro rosso sarebbe da ricercare nella domanda pressante proveniente soprattutto dai Paesi asiatici. E le conseguenze si sono cominciate a sentire sui binari. In Italia un chilo di rame clandestino costa oggi sei euro e mezzo. Una cifra irrisoria che avrebbe invece già attirato gli interessi della malavita organizzata. Quest’ affare illegale, infatti, comporta rischi limitati. L’ accusa è furto aggravato, al massimo interruzione di pubblico servizio, e la possibilità di essere scoperti è relativa vista l’ estensione della rete ferroviaria nazionale. Impossibile controllare tutte le tratte. «Le attività di prevenzione, contrasto e repressione competono per legge esclusivamente alle forze di polizia – spiegano da Rfi -. Abbiamo comunque attivato nel corso degli ultimi anni ogni strumento tecnico possibile per tutelarci da questa diffusa forma d’ illegalità». Alla Criminalpol è attivo l’«Osservatorio furti rame» al quale partecipano Enel, Telecom e Anie (Associazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche). Per Rfi tuttavia «in molte occasioni il rame viene ritrovato nei campi nomadi abusivi vicini ai binari». Oppure nel bagagliaio di pregiudicati romani come i due, padre e figlio, 74 e 24 anni, arrestati sempre domenica notte dai carabinieri: fuggivano con 4 quintali di rame portati via da un cantiere in periferia. Rinaldo Frignani RIPRODUZIONE RISERVATA.

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