26 Novembre 2020

I piccoli negozi contro il commercio on line: la battaglia del Black Friday

 

In Francia il Black Friday è stato rinviato ufficialmente di una settimana per fare in modo che non potessero giocare sugli sconti solo i colossi del web. I negozi riaprono a Parigi e nel resto del Paese, dopo il lockdown, sabato 28, il giorno dopo il venerdì che, per tradizione importata dagli Usa, è quello delle grandi offerte prima di Natale. Il Black Friday francese si farà il 4 dicembre.

In Italia invece gli sconti ci sono nel giorno canonico, nonostante nelle zone rosse la maggior parte dei negozi siano chiusi.

Non senza proteste (la giornata vale quasi due miliardi di euro di incassi) e iniziative alternative per sostenere il commercio al dettaglio come quella del sindaco di Todi che ha proposto ai cittadini un buono sconto di 30 euro per le spese natalizie effettuate nei piccoli negozi della città.

«Quasi la metà dei ricavi degli incassi del Black Friday è generata da vendite di Piccole e Medie Imprese» ha spiegato al Corriere della Sera Giulio Lampugnani, che guida i servizi di vendita Fba di Amazon in Italia. Non sarebbe quindi il made in Italy a soffrire, ma i piccoli punti vendita.

Per il Codacons saranno 25 milioni gli italiani che approfitteranno di sconti e promozioni del Black Friday per fare almeno un acquisto: il 47% in più dello scorso anno. La maggior parte lo farà on line. Anche in base a questi dati Confesercenti ha presentato un esposto all’Antitrust per denunciare la disparità di condizioni tra negozi tradizionali (soprattutto con molti punti vendita chiusi per lockdown) e operatori online. Sono alterati mercato e concorrenza secondo i rappresentanti dei commercianti.

Confcommercio chiede parità di trattamento in primo luogo dal punto di vista fiscale. Davide Rossi, direttore generale di Aires Confcommercio ha spiegato: «Oggi c’è un’asimmetria che favorisce i colossi del web, non solo dal punto di vista fiscale (l’annosa questione delle tasse non pagate nel paese di vendita ndr), ma anche da quello delle responsabilità verso i consumatori». La richiesta è di introdurre la web tax e di imporre alle piattaforme di intermediazione online forme di responsabilità per tutelare i consumatori nei confronti di chi vende attraverso di loro in modo non corretto.

Secondo i rappresentanti dei consumatori però la risposta non sta nel porre limiti alla concorrenza, ma nel giocare sullo stesso campo, cosa che in Italia fanno in pochi. Uno studio dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano, dice il 76% delle piccole e medie aziende non vende online e solo il 15,8% ha un sito o una app per l’e-commerce. La vetrina reale deve andare anche on line per fare concorrenza ai colossi e restare aperta.

Le librerie indipendenti lo fanno già con la piattaforma Bookdealer da cui si può selezionare il punto vendita in cui effettuare l’acquisto e scegliere la modalità di recapito. La somma spesa va alla libreria, senza intermediazione. Molti negozi hanno messo gli showroom on line e propongo personal shopper che fanno gli acquisti poi spediti a casa del cliente.

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