I più preferiscono rifugiarsi in androni e garages
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fonte:
- Messaggero Veneto
Sono tra i 40 e i 50 in città. Dormono per strada, su una panchina o sotto i portici dei viali. Ma anche nei parchi pubblici, dentro le androne o in case abbandonate e strutture pubbliche in disuso. Per sopravvivere e garantirsi almeno un pasto al giorno alcuni rovistano tra l’immondizia, altri sono "clienti" abituali alla mensa dei frati o trovano accoglienza presso comunità parrocchiali. Altri ancora sono seguiti da organizzazioni di volontariato come la Caritas diocesana, l’Associazione italiana tutela salute mentale, la Croce rossa italiana e il Codacons. Ma la maggioranza preferisce restare ai margini e sceglie una vita di espedienti e tanta libertà. Perché non trova alternative. Sono i così detti barboni o clochard che ultimamente sono tornati a dormire in centro storico occupando con i loro cartoni i marciapiedi di piazzetta Belloni. Alle prime luci dell’alba raccolgono le loro poche cose e cominciano a vagabondare fino alla notte successiva. «Alcuni – riferisce Annarita De Nardo, responsabile del centro di ascolto della Caritas e coordinatrice dell’asilo notturno – ci raccontano che vengono presi a calci e insultati. Per questo preferiscono trovare rifugio in posti non appartati come i garages e i condomini». Qualcuno, pare, trova sistemazione anche nei pressi dell’ospedale cittadino S. Maria della Misericordia. Ma non tutti dormono all’addiaccio. Alcuni si rifugiano nell’asilo notturno, in via Pracchiuso 89, gestito dalla Caritas in convenzione con il Comune. Si tratta di tre stanze dislocate su tre piani per complessivi 20 posti letto ai quali se ne devono aggiungere altri 3 per le donne allocato in un appartamento collegato, ma separato dalla palazzina. Durante il giorno i barboni si rivolgono ai servizi della Caritas, al Centro di ascolto di via Treppo 3 dove vengono assistiti anche per la messa a punto dei loro documenti o dove possono pianificare, assieme alle assistenti, i percorsi di recupero. Nel pomeriggio possono usufruire del punto di incontro di via Ledra, nel Centro solidarietà giovani dove, a loro disposizione, c’è anche il servizio doccia e lavatrice. L’età media è intorno ai 45 anni, ma ci sono anche dei poco più che trentenni. Molti vivono in uno stato di disagio psichico, oppure sono alcolisti, ma ci sono anche per così dire quelli che hanno un passato "normale", con un lavoro e una famiglia. «Ed è soprattutto questa fascia di persone – riferisce anchora la De Nardo – che è in aumento, complice la crisi economica». C’è anche chi ha perso il posto di lavoro e ha rimandarto al paese d’origine la propria famiglia. Per tutti loro la speranza di un recupero sociale dignitoso rappresenta le vera, difficile scommessa. Ci provano la Caritas e le altre istituzioni, associazioni e volontari. E’ una battaglia dura, improba, quotidiana e purtroppo non sempre vincente.
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