I petrolieri: “Mai fatto accordi“
Consumatori all`attacco: “E ora ridateci 4,4 miliardi“
MILANO MESSI SOTTO INCHIESTA dall`Antitrust per aver creato un cartello che distorce il mercato (con rincari pilotati soprattutto per il gasolio) e quindi danneggia i consumatori (che pagano prezzi più alti del dovuto per fare il pieno), i petrolieri passano al contrattacco. E se qualcuna delle nove compagnie finite nel mirino dell`Autorità garante della concorrenza ha preso direttamente la parola (Q8 ed Erg che ha fatto sapere d`essere estranee a qualsiasi pratica anticoncorrenziale), è stato il presidente dell` Unione petrolifera, Pasquale De Vita, a impostare per tutte la difesa. Riassunta in una breve dichiarazione: “Sono convinto che le aziende riusciranno a dimostrare la loro estraneità a qualsiasi attività non consentita così come accaduto in qualche altra occasione“. Insomma, le compagnie sono convinte di non aver commesso alcun illecito. E lavorano per controbattere la denuncia dell`Antitrust (lavoro che sapranno fare bene come in passato, avverte l`ex ad dell`Eni, Vittorio Mincato) sperando di replicare quel che successe dopo la maxi-multa (640 miliardi di vecchie lire) comminata nel 2000 sempre dall`Authority e poi annullata l`anno dopo, su ricorso dei petrolieri, dal Consiglio di Stato. CHI SPERA, invece, che questa volta le compagnie non la facciano franca sono le associazioni dei consumatori. Che non potevano non applaudire alla nuova indagine avviata dall`Authority guidata da Antonio Catricalà. E hanno pure fatto i conti su quanti soldi, se fosse accertato il cartello, i petrolieri dovrebbero restituire agli automobilisti. Qualcosa come 4,4 miliardi di euro, secondo il Codacons. Che è arrivato a questa cifra sommando per cinque anni e per i consumi di una famiglia (circa 2mila litri ogni dodici mesi) l`ipotetico sovrapprezzo (2 centesimi) prodotto dalle politiche anticoncorrenziali. Ma se non si può che essere soddisfatti per l`affondo dell`Antitrust, per Adusbef e Federconsumatori adesso è il governo che deve intervenire con controlli e verifiche e, se ce ne fosse necessità, anche con sanzioni. E il Governo non è rimasto silenzioso il giorno dopo l`annuncio dell`inchiesta. A intervenire è stato proprio Umberto Carpi, consigliere per l`Energia del ministro Bersani. Carpi ha riconosciuto che le “distorsioni del mercato sono innegabili“. A Natale sull`extrarete, ha spiegato, c`erano sconti di 3,5-4 centesimi al litro ma sulla rete il prezzo della benzina è rimasto fermo. Le distorsioni, quindi, adesso vanno superate con le liberalizzazioni, ma non selvagge. INNANZITUTTO, il governo pensa non più a semplici pompe di benzina, ma a impianti multiservizio con molto non oil, cioè con molti servizi aggiuntivi, dove si possa comprare il giornale, pagare le bollette, fare la spesa. Per Carpi il governo (che aprirà il confronto con i gestori dopo il varo del pacchetto liberalizzazioni) non ha comunque l`intenzione di colpire l`anello più debole della catena distributiva. Ma il fatto è che il benzinaio che si limita solo a mettere il carburante nel serbatoio non ha futuro: nel resto del mondo la benzina la gente la fa da sola. Quindi, bisogna modernizzare e arricchire i punti vendita, senza corsie preferenziali per la grande distribuzione, anche se vincoli e lacciuoli dovranno essere tolti e un allargamento ci sarà. Ed è proprio quello che temono i gestori, difesi dall`ex ministro Alemanno che invita il governo ad occuparsi dei petrolieri e dei poteri forti e dice no alle liberalizzazioni dei poveracci. Per Luca Squeri, presidente della Figisc, governo e Antitrust sono infatti “intervenuti a gamba tesa“ e con il via libera agli ipermercati si rischia “di sconvolgere il mercato dei carburanti“ senza reali vantaggi per i consumatori che “potrebbero al massimo avere uno sconto complessivo di 50 euro l`anno“. La realtà, ha aggiunto, è che nel 2006 gli italiani hanno speso per fare il pieno 43,5 miliardi, 743,2 euro a testa. E questo è un mercato che fa gola alla grande distribuzione che entrando massicciamente “porterà alla distruzione“ della categoria del gestore, un settore dove oggi sono impegnati oltre 55mila addetti. E poi, stando a un sondaggio realizzato da Figisc-Anisa Confcommercio, oltre la metà degli italiani non sa nulla dell`attuale prezzo della benzina e il 79% degli automobilisti sceglie dove fare il pieno non in base alla convenienza ma alla vicinanza del distributore e alla cortesia e disponibilità del benzinaio.
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