I petrolieri al governo: niente ribassi
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fonte:
- Corriere della Sera
ROMA Nuovo scontro fra il governo e i petrolieri sul carobenzina. «Non aumentate i prezzi, stop alle speculazioni», è «il forte invito» che Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico, ha lanciato all’Unione petrolifera nel corso del vertice d’urgenza convocato ieri dopo le denunce della associazione dei consumatori sui rialzi estivi del costo dei carburanti. «Niente ribassi, gli aumenti sono giustificati, i prezzi li fa il mercato», hanno replicato i petrolieri. Un botta e risposta alla vigilia di quello che si preannuncia come un weekend di grande esodo estivo per gli automobilisti (da bollino nero) e nel quale entreranno in vigore le nuove norme del codice della strada. Il governo dunque ci ha provato, a frenare il caro-benzina. «Secondo i nostri calcoli, c’è margine per un ribasso di due centesimi a litro per la verde», ha dichiarato Saglia. Il ministro Scajola, che però ieri non ha partecipato all’incontro, ha sollecitato un’inchiesta del Garante per la sorveglianza dei prezzi (Mister prezzi). E intanto il Codacons ha chiesto di verificare i prezzi di acquisto e di vendita dei carburanti alle pompe dei distributori e di procedere con il sequestro degli impianti se risultassero ingiustificate speculazioni. «Ma chiedere di ribassare i prezzi di due centesimi, come ha fatto il ministero, è una presa in giro, è come chiedere al serial killer di stare composto a tavola». Le associazioni dei consumatori da giorni hanno lanciato l’allarme: «I prezzi sono aumentati di oltre 30 centesimi al litro nel giro di poche settimane, con un trend superiore agli aumenti del petrolio». E hanno chiesto con forza un intervento del governo. Secondo le indiscrezioni che trapelano da Palazzo Chigi, lo stesso Silvio Berlusconi avrebbe invitato Scajola a fare qualcosa, perché «il caro-benzina tocca tutte le famiglie e non possiamo dare l’impressione al Paese di non riuscire a fermare le speculazioni, diamo almeno un segnale positivo». Ieri dunque il governo è sceso in campo con la cosiddetta «moral suasion». Il rapporto con i petrolieri non è fra l’altro dei migliori: l’anno scorso il governo aveva messo le imprese del settore fra le categorie soggette alla «Robin Tax», il prelievo della solidarietà. E nell’incontro ieri, fra le righe, sarebbe stata anche paventata, in caso di mancata risposta positiva dai petrolieri, un’analoga misura anche per il prossimo anno. Insomma, il messaggio del governo è stato chiaro: o fate qualcosa per stoppare il caroprezzi, oppure noi, non potendo intervenire sui rincari, lo faremo sulla tassazione. I petrolieri dal canto loro, rivendicando la correttezza dell’operato («gli aumenti sono giustificati e riflettono l’andamento delle quotazioni del greggio»), hanno affermato di non poter ribassare i prezzi in questa fase, nemmeno dei due centesimi di cui ha parlato il sottosegretario Saglia. «Anzi, considerato l’andamento dei mercati avremmo potuto aumentarli ulteriormente», ha detto Marco D’Aloisi, portavoce delle compagnie. I petrolieri, comunque almeno a parole si sono impegnati a non alzarli ancora nel periodo estivo, «anzi molte compagnia stanno già mettendo in atto promozioni e sconti fino a 11 centesimi al litro. Se però il governo vuole tornare ai prezzi amministrati o se vuole sterilizzare l’Iva, è liberissimo di farlo. Noi più di così non possiamo fare». Il sottosegretario Saglia, invece, ha annunciato che da settembre avvierà «un percorso condiviso con tutti i soggetti interessati per la riforma della rete della distribuzione, aumentando il numero delle pompe bianche», che erogano carburanti alternativi. La questione ha avuto anche uno strascico di polemiche politiche da parte dell’opposizione: «L’arroganza dei petrolieri è ormai senza limiti: sbattere la porta in faccia al ministro Scajola che li aveva opportunamente convocati per chiedere un taglio del prezzo della benzina è un atto che merita una risposta immediata», ha dichiarato Francesco Boccia, deputato Pd, componente della commissione Bilancio.
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