“I pazienti rischiano troppo al S. Jacopo”
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fonte:
- il Tirreno
PISTOIA. Il fatto è accaduto nei giorni scorsi. Nel reparto si era creata un’ improvvisa emergenza: un paziente con tracheotomia che si era decannulato. Si è cercato subito il dottore, ma il cordless wifi della rianimazione non dava segnale e il cellulare personale del medico non aveva campo. È uno dei casi elencati nella lunga missiva che l’ Intersindacale medica ha inviato a tutti i soggetti chiamati a rispondere della salute e della sicurezza pubblica. Alle difficoltà – preventivabili in una struttura nuova – se ne aggiungono altre che secondo le numerose sigle che compongono l’ Intersindacale (dai medici Cgil, Cisl e Uil, ai dirigenti medici, i veterinai, i patologi etc) sono figlie di scelte sbagliate. Di cui però rispondono civilmente e penalmente gli operatori che ogni giorno varcano l’ ingresso dell’ ospedale. La lettera. È stata inviata al sindaco Samuele Bertinelli, al prefetto Mauro Lubatti, al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’ assessore regionale al Diritto alla salute Luigi Marroni, al presidente provinciale dell’ Ordine dei medici Egisto Bagnoni, al responsabile provinciale della Codacons Rossella Panattoni, al dottor Vitale Mundula del Tribunale dei diritti del malato. Naturalmente anche al direttore generale della Asl 3 Roberto Abati (che li ha subito ricontattati). E per la prima volta anche al direttore del Centro gestione rischio clinico della Regione Riccardo Tartaglia e al Risk manager della Asl 3 Ivano Cerretini. L’ accusa. L’ Intersindacale accusa: “Quando la riorganizzazione, invece che essere il motore di un miglioramento reale diviene una sovrastruttura impiegata per perseguire scopi non esplicitamente dichiarabili (riduzione del personale, indebolimento o chiusura di strutture ritenute ridondanti o superflue) e che spesso nulla hanno a che fare con la qualità dell’ assistenza, è inevitabile che si generi confusione, e con la confusione possa diminuire la sicurezza”. Mancanza di segnale. Eventi accaduti in questi giorni: “Ostetriche che non sono riuscite a contattare telefonicamente la guardia di anestesia per un’ urgenza in sala parto. Infermieri della rianimazione che non riescono a rintracciare il medico di guardia per una improvvisa urgenza. L’ ostetrica – un altro caso – della sala parto che dovendo, a fronte di un’ urgenza, chiamare uno dei ginecologi impegnati in sala operatoria per due cesarei, non sapendo come farlo per la mancanza di segnale, contatta i medici della rianimazione chiedendo loro di andarli a cercare, non sapendo che nel nuovo ospedale non è stato previsto un passaggio diretto tra rianimazione e sala operatoria. Chirurgo di guardia – quarto caso – in ospedale che non è stato possibile rintracciare con il cordless wifi né su quello personale per assenza di linea. Viene cercato al proprio domicilio, dove la moglie basita risponde che il marito è assente perché in servizio nell’ ospedale da cui riceve la chiamata. Letti di degenza. La diversa numerazione dei letti di degenza, non più in ordine progressivo ma per camera, contribuisce notevolmente alla confusione. Sbagliate attribuzioni di terapie e di esami – scrive l’ Intersindacale – sono quasi all’ ordine del giorno, comportando il rischio di errori o ritardi nella diagnosi, con potenziali effetti avversi sulla salute del paziente. Aree di degenza mediche e chirurgiche aperte. Il bancone di lavoro è piazzato in un corridoio, dove “di continuo squillano telefoni (è uno dei punti dove il segnale prende), e dove si affolla il personale di servizio che cerca informazioni. Tutto ciò rende estremamente difficile la concentrazione e l’ esecuzione delle procedure. Il caso di Grosseto, con l’ attribuzione di una sacca di sangue ad un paziente diverso, dovrebbe essere emblematico degli errori che si possono commettere quando la stanchezza e la concentrazione vengono a mancare. Al San Jacopo la tragedia per un’ errata trasfusione è stata evitata per un soffio, e solo per il “maniacale” controllo dei colleghi del trasfusionale”. Intensità di cure. Oltre all’ avvio dell’ attività nel San Jacopo si è voluto far coincidere l’ implementazione di una nuova organizzazione: l’ intensità di cure. “Modello poco compreso, perché in larga parte ignoto e poco conforme ai percorsi formativi del personale ed alla cultura della sanità pubblica italiana, basato sulla rivisitazione pleonastica e pretestuosa di un principio – “il cittadino al centro del sistema” – sul quale, fin dal 1978 con la riforma 833, è incardinata la sanità pubblica nel nostro paese. Sta producendo un’ articolazione dei carichi di lavoro ed un livello di confusione che, in particolare in alcuni “setting”, possono comportare un aumento della probabilità di errore”.
di tiziana gori
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