18 Febbraio 2019

I pastori sardi rompono la tregua: «Non bastano 72 centesimi al litro»

LA VERTENZA ROMA Non è saltato ma poco ci manca. La difficile tregua raggiunta a Cagliari dopo otto ore di trattative tra industriali caseari e pastori sul prezzo del latte di pecora è durata giusto il tempo di una notte. Già ieri all’ alba un primo improvviso blitz a Cuglieri, nell’ Oristanese, ha bloccato un autobotte che stava entrando in un caseificio e l’ autista è stato costretto a buttare tre mila litri di latte sull’ asfalto. I presidi spontanei non sono stati smobilitati nonostante l’ accordo di sabato secondo cui per tre giorni le industrie avrebbero potuto riprendere il lavoro. Ieri, essendo domenica, molte erano chiuse, aperte solo le aziende più piccole a gestione familiare. Ma oggi la situazione potrebbe diventare molto più tesa con la riapertura degli stabilimenti industriali. Occhi puntati in particolare a Thiesi dove dovrebbero rientrare al lavoro i 200 operai della Fratelli Pinna, il maggiore caseificio della zona, che nei giorni scorsi erano stati costretti alle ferie forzate. DELUSIONE Tra i pastori, organizzati in una galassia di otto diverse sigle, c’ è incertezza anche se la maggioranza stando al tam tam sui social – sembra voler rigettare la bozza per la quale si era speso in prima persona il ministro dell’ Agricoltura Gian Marco Centinaio. E a poco servono le rassicurazioni del vicepremier Salvini: «Chiederemo uno sforzo ulteriore con l’ obiettivo di arrivare a un euro quando salirà il prezzo del pecorino. Nelle prossime ore troveremo una soluzione». La bozza – sulla quale si farà la consultazione – per la parte inerente il prezzo scontenta la base: i 72 centesimi di acconto immediato, seppure superiori di 10 all’ attuale prezzo, sono ancora inferiori ai costi di produzione e non c’ è alcuna certezza che in maggio e poi in novembre, al momento dei previsti conteggi di conguaglio, il prezzo del latte raggiunga davvero 1,05 euro al litro. Dovrebbe avvenire ritirando dal mercato 67 mila quintali di pecorino con i 49 milioni di euro nessi a disposizione da Stato e Regione. «La proposta è irricevibile annuncia lo storico leader del Movimento Pastori Sardi, Felice Floris – siamo tornati indietro anche rispetto all’ ipotesi di un prezzo medio intorno agli 85 centesimi che avevamo discusso un anno fa». Ai pastori non va giù che gli industriali, cioè la controparte, incassino subito i fondi messi a disposizione da Governo e Regione e loro che hanno organizzato la clamorosa protesta – invece si debbano accontentare di un acconto senza alcuna certezza sull’ aumento del prezzo. Floris critica «la semplicità con la quale anche il ministro Centinaio ha appoggiato un preaccordo così limitato, così povero e anche poco rispettoso dell’ intelligenza degli altri». Sono tanti i pastori che in queste ore ribadiscono: «Con 72 centesimi i nostri problemi non si risolvono». «Non abbiamo preso ancora una decisione. Certo così non si può andare avanti: noi abbiamo buttato in questi giorni 15 milioni di lavoro», precisa un altro leader del pastori, Gianuario Falchi. Che poi mette le mani avanti su quel che può succedere nei prossimi giorni: «Molti pastori non li conosciamo, non sappiamo neanche se cesseranno i presidi». Differenziate anche le posizioni delle organizzazioni nazionali. LE ECCEDENZE «Un euro subito come aveva promesso il vicepremier Salvini», chiede Cia-Agricoltori Italiani. «Serve una clausola di impegno per un euro il litro», afferma Coldiretti che ha organizzato il Pecorino Day. «Dobbiamo dare prospettive anche per il futuro», interviene Confagricoltura. E arriva pure la minaccia dell’ associazione dei consumatori Codacons secondo cui «il ritiro forzato delle eccedenze si configura come illeciti aiuti di Stato, perché se non accompagnato da disposizioni anti-rincari, rischia di determinare una stangata sui prezzi al dettaglio». Sui 49 milioni che serviranno per ritirare le forme di pecorino invendute, il ministro Centinaio non teme l’ Europa: «I nostri tecnici – ha spiegato – dicono che non si tratta di aiuto di stato». In ogni caso ha confermato che martedì a Bruxelles incontrerà il commissario europeo all’ agricoltura Phil Hogan proprio per analizzare meglio la problematica in vista della riunione di giovedì. Che per ora resta in agenda nonostante le nubi. Carlo Ottaviano © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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