16 Luglio 2001

I nostri soldi…

I NOSTRI SOLDI

Dopo le sentenze dei giudici di pace di Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e Scafati, che hanno accolto le richieste presentate dai legali del Codacons, scattano le domande di rimborso per le somme corrisposte dal 1999 ad oggi per la depurazione e per l`allacciamento alla rete fognaria.
Una procedura che, legge alla mano, può essere attivata da tutti quanti non fruiscono di questi servizi, ma nonostante ciò si sono visti comunque effettuare i relativi addebiti dalle amministrazioni comunali sulle bollette dell`acqua.
«La Legge Finanziaria del `99 – spiega Mario Manzo, dell`Ufficio Legale salernitano del Codacons – ha trasformato il canone per i servizi di depurazione e di fognatura in tariffa, e quindi il pagamento del relativo corrispettivo non può avvenire se non in presenza di un servizio effettivamente fornito. La nuova normativa ha escluso la natura tributaria del servizio di depurazione che, dal `99 in poi, deve essere inquadrato nello schema del contratto di somministrazione. Ne discende che se il depuratore non esiste o non funziona, non viene erogato alcun servizio e, conseguentemente, non può essere richiesto alcun pagamento a carico del cittadino».
Legge alla mano, in tutti i comuni in cui non esiste o non funziona un impianto di depurazione (e sono davvero tanti), i cittadini potranno ora non solo chiedere a che in futuro non vengano più effettuati addebiti per la depurazione sulle bollette dell`acqua, ma anche la restituzione delle somme corrisposte dall`entrata in vigore della Finanziaria `99.
Stesso discorso per la gabella sulla rete fognaria: anche in questo caso non si tratta più di un canone, ma di una tariffa: se il servizio manca (nel caso, ad esempio, delle strutture abitative allacciate ai cosiddetti “pozzi neri“: numerose soprattutto nelle località di periferia o nei fondi rurali) è possibile seguire la medesima procedura, chiedendo la sospensione degli addebiti ed il rimborso di quanto pagato dal `99 ad oggi.
Battaglia legale
«Se il Comune non dispone il rimborso a seguito della richiesta dell`utente – spiega ancora Mario Manzo – lo si può citare in giudizio dinanzi al Giudice di Pace competente per indebito arricchimento». E visti i precedenti di Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e Scafati, il rimborso è garantito, tant`è che numerose amministrazioni comunali, nella Piana del Sele, hanno già autonomamente disposto la sospensione degli addebiti per la depurazione (ma senza prevedere rimborsi per il pregresso).

Proprio intorno alle somme corrisposte per la depurazione il Codacons si accinge ad avviare una vera e propria battaglia legale: «La Legge Galli del 1994 – spiega Manzo – stabiliva la doverosità del canone e prevedeva che i relativi introiti dovessero essere destinati in un apposito fondo municipale vincolato alla costruzione e manutenzione degli impianti di depurazione». L`intento, evidentemente, era di incentivare la realizzazione di depuratori per migliorare la qualità della vita e la salubrità dell`ambiente: «quelle ottime intenzioni – dice Manzo – sono rimaste sulla carta, e molti Comuni non hanno provveduto alla costruzione degli impianti».

Le somme riscosse, insomma, in barba alla Legge Galli, sono state utilizzate dalle amministrazioni comunali per altre finalità: una faccenda su cui il Codacons intende fare chiarezza e su cui nei prossimi mesi potrebbe essere coinvolta anche la magistratura contabile.
Ma c`è di più: «se il depuratore non funziona – conclude Manzo – si può ipotizzare l`esistenza di una responsabilità che, ancor oggi, non viene individuata sulla vita-salute del cittadino. Tale fatto rende ancora più iniqua l`imposizione e la riscossione di un canone». Come a dire: dove i Comuni hanno indebitamente riscosso senza curarsi di realizzare impianti di depurazione, potrebbero anche configurarsi ulteriori forme di responsabilità e conseguenti risarcimenti per i cittadini.

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