28 Ottobre 2014

I nostri pensionati umiliati

I nostri pensionati umiliati

Solo una manciata di giorni fa l’ intera provincia di Varese ha tremato. La notizia. Una parte della Legge di Stabilità 2015 targata Governo Renzi parlava chiaro: slittamento nel pagamento delle pensioni di dieci giorni, una decisione presa (udite, udite) per creare… risparmio. Quanto? Sei milioni di euro, minuscole noccioline se si raffrontano a tutti gli sprechi prodotti dalla macchina politica in questi tragici anni, un’ operazione di piccolissimo cabotaggio, forse un spot (di cui non sentivamo la mancanza) che ha portato un momentaneo scompiglio in tutto il paese. La risposta. Sono insorti i sindacati, buona parte dell’ opposizione e naturalmente i pensionati, decine e decine di migliaia a Varese e provincia, quindici milioni in tutto il Paese. Forse non tutti sanno che quasi la metà di loro riceve ogni mese meno di mille euro, uno su dieci non arriva nemmeno a cinquecento, è il quadro che emerge dai dati Istat in un rapporto condotto con l’ Inps, il Codacons invece non può fare a meno di ricordarci che quelle italiane sono le pensioni più povere in Europa. Le cifre sono da mani nei capelli: in Germania, secondo i dati del sistema pensionistico tedesco, la media per un pensionato con 45 anni di lavoro è di 1.236 euro, chi ha lavorato meno riceve in media un assegno inferiore ai 1.000. Nei Paesi Bassi la mensilità media è di circa 1.070 euro, mentre la minima in Francia è invece di 742. La tanto bistrattata Spagna? Stando ai dati del Welfare di Madrid, la media supera di poco i 900 euro. Il governo Renzi alla fine ha fatto dietrofront, destinando la tanto contestata parte di legge solo a quei “pochi” che usufruiscono della doppia pensione Inps e Inpdap, in tutto circa ottocentomila, in pratica come l’ intera popolazione che vive nel Varesotto. Pericolo scampato quindi, ma cosa sarebbe accaduto se il Governo avesse proseguito testardo per la sua strada, senza ascoltare l’ insurrezione popolare? Basta chiudere gli occhi e provare a immaginare. Pensionati con la minima guardare desolati il calendario fermo al tre del mese, il frigo vuoto, le bollette insolute e quella sensazione di impotenza che da sempre li avvolge, senza lasciare loro respiro. Perché in fin dei conti l’ immaginazione non dista molto dalla realtà: basta camminare per le strade della nostra provincia, entrare nei discount, mettersi in fila in posta o fare a spallate tra una bancarella e l’ altra del mercato per capire che la misura è colma ed è pronta a strabordare. Uomini che stringono tra le mani utenze pesanti come macigni, donne stanche abituate a scandagliare i prezzi più bassi, senza poter ostacolare il cibo di bassa qualità che entrerà nelle loro case, dedite ai conti per non arrivare impreparati davanti all’ incolpevole cassiera. Già, i pensionati. Arrabbiati, con la sfiducia sotto i tacchi e anche un po’ acciaccati, ma se li guardate bene sembrano sempre dei ragazzini quando si tratta di saltare e piè pari quel grande buco che tutti chiamano umiliazione.
 

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