I naufraghi “Rissa per avere un salvagente e pugni per le scialuppe”
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fonte:
- la Repubblica
DOPO lo scontro con gli scogli dell’ Isola del Giglio, il panico e l’ agitazione provocarono scontri tra i passeggeri. «Andai a prendere i giubbotti salvagente e ci trovai una rissa. Anch’ io mentre mi avvicinavo venni tirata indietro per i capelli», racconta una testimone al processo di Grosseto sul naufragio. «Erano scene da film, quando andammo alle scialuppe, c’ erano altri passeggeri che tiravano pugni per salire sopra». Debora Incutti di Cosenza, invece, mentre raccontava si è messa a piangere: «Presi la decisione di affidare la mia bambina a un filippino dell’ equipaggio perché la portasse via su una scialuppa. Misi in una tasca della bimba la carta d’ identità affinché, quando avesse raggiunto terra, potessero eventualmente identificarla». Poi comunque la passeggera sbarcò con la bimba al Giglio e vennero accolte come altri naufraghi dalla popolazione. Molte delle persone coinvolte nel disastro sono in cura da psicologi. Anche alcuni bambini, ai quali dopo la botta che ha provocato uno squarcio nella chiglia della nave venne detto che era stato «il mago cattivo. E’ un suo gioco». Nel teatro della nave, infatti, c’ era uno spettacolo di prestigio e gli adulti dissero che il colpo veniva da lì. Per molti naufraghi dopo il 13 gennaio 2012 le cose non sono state più come prima. «Avevo un lavoro. Ora non faccio più niente. Inoltre mi sono trasferita da Latina a Seregno, in Lombardia, per essere vicina alla struttura specialistica dove mi curo. Dopo il naufragio avevo dolori alla pancia, venni sottoposta a una visita neurologica e poi a terapie presso uno psichiatra e una psicologa». Lo ha Tania Novella, che era in viaggio di nozze col marito. Un’ altra teste, Chiara Castello di Biella, ha anche detto: dopo l’ urto «ero con la mia famiglia, non ascoltammo gli annunci di rientrare nelle cabine e ho portato la famiglia sui ponti, dove non c’ era nessuno, neanche personale dell’ equipaggio, mentre la nave si inclinava sempre di più. A uno dell’ equipaggio chiesi: ‘Mi puo’ dare informazioni? ‘. Mi rispose ‘Non si preoccupi, va tutto bene’, ma aveva le lacrime agli occhi». I giorni successivi, tornata a casa, «cadevo nelle stanze, urlavo, piangevo, non riuscimmo a mandare avanti la nostra attività, un negozio non andammo a lavorare per molto tempo. Sono stata in cura da uno psichiatra un anno e mezzo. Ho avuto attacchi di panico continui, ho avuto terrore di tutto». Intanto il Tar ha deciso che per avere una copia informatica dell’ enorme molte di atti del fascicolo processuale sul naufragio della Concordia dovrà essere pagato un «diritto di copia» forfettario di solo 295 euro. e deve essere restituito l’ eccedente rispetto ai più di 5mila euro versati a suo tempo. Lo ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha accolto un ricorso proposto dal Codacons insieme con due naufraghi. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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