I Nas alla casa di riposo di Cadine Si studiano le strutture virtuose
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fonte:
- Corriere del Trentino
TRENTO Su come siano andate davvero le cose nelle Rsa trentine più di una persona vuole chiarezza. Lo dicono i tre esposti che fino ad ora sono stati presentati in Trentino alla magistratura. Ma lo dicono anche le azioni che il Nucleo antisofisticazione dei carabinieri di Trento ha cominciato a mettere in campo. In un percorso d’ indagine diverso dal consueto: ossia studiare i casi di Rsa dove le cose hanno funzionato come punto di partenza per capire le eventuali falle verificatesi altrove. I toni, in questi giorni sono stati accesi: infermieri e operatori che hanno buttato il cuore oltre l’ ostacolo, hanno detto di aver lavorato a mani nude, con poche protezioni di fronte al virus. Dall’ altra i vertici delle Rsa e di Upipa, si sono prodigati nel ringraziarli ma hanno dovuto gestire un’ emergenza inattesa. E ora devono fare i conti con alcuni cittadini che avanzano, a torto o a ragione starà eventualmente alla magistratura stabilirlo, dubbi e perplessità. Gli esposti del Codacons, per i quali la Procura ha aperto due fascicoli a modello 45 (ossia atti che non costituiscono una notizia di reato) cioè senza l’ iscrizione di indagati o reati sono stati affidati al pm Marco Gallina. L’ associazione dei consumatori vuole capire se siano state commesse omissioni nella cura degli ospiti o nella gestione del personale o violazioni nei prezzi dei dispositivi di protezione. Si tratta per altro di esposti presentati a livello nazionale, mentre un terzo dovrebbe arrivare a ore sul tavolo del procuratore capo Sandro Raimondi, ed è quello avanzato da parenti di un ospite della rsa di Pergine. La Procura si muove con attenzione e prudenza, vista la delicatezza del tema: l’ obiettivo è quello di raccogliere più informazioni possibili prima di aprire eventuali indagini. Tra queste anche quelle che potranno portare i Nas, che incontreranno il procuratore nei prossimi giorni. Ieri intanto hanno svolto un’ attenta ispezione nella rsa di Cadine, un esempio virtuoso che è riuscito a resistere all’ onda d’ urto del Covid. L’ obiettivo dei carabinieri è stato quello di capire come questa struttura sia riuscita a salvarsi, che procedure abbia messo in atto. E da quanto emerso fino ad ora c’ è la chiusura immediata, il rispetto di regole ferree,l’ utilizzo corretto di dispositivi di sicurezza sia in entrata che in uscita dalla struttura, con dunque un attento controllo anche del personale che operava. Insomma, un percorso a ritroso quello dei carabinieri per capire così come, se davvero ci sono state, si siano potute verificare delle falle nelle altre rsa o case di cura. Tra quelle salite agli onori delle cronache per i contagi e per i dubbi di cattiva gestione dell’ emergenza avanzati da alcuni operatori e da Giuseppe Pallanch della Funzione pubblica Cisl, il Centro don Ziglio di Levico. È possibile che prossimamente anche questo, come altre realtà, finisca sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti.
a. d.
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