1 Luglio 2013

I MUTUI E LE ALTRE OPERAZIONI DI CREDITO A TASSI USURARI – A cura dell’Avv. Valerio Papi

    I MUTUI E LE ALTRE OPERAZIONI DI CREDITO A TASSI USURARI A cura dell’Avv. Valerio Papi

    LA LEGGE 7 MARZO 1996 N. 108

    La legge 7 marzo 1996 n. 108 ha introdotto importanti novità nel panorama legislativo in materia di lotta all’usura, sia sotto il profilo penale – riformando integralmente l’art. 644 c.p. – sia sotto il profilo civile, introducendo dei limiti certi oltre i quali i tassi di interesse praticati divengono usurari, indipendentemente dal soggetto (banca, società finanziaria o soggetto privato) erogatore del credito.

    LE TABELLE ANTIUSURA

    La legge stabilisce dei criteri certi per la determinazione dei tassi di interesse oltre i quali si verifica il fenomeno dell’usura, mediante la pubblicazione trimestrale, da parte del Ministero del Tesoro, di apposite tabelle nelle quali sono indicati i valori medi dei tassi applicati nel periodo dalle banche ed altri soggetti finanziari. Nelle tabelle sono riportati i tassi relativi alle seguenti operazioni di credito:

    • aperture di credito in conto corrente
    • anticipi, sconti commerciali e altri finanziamenti alle imprese effettuati dalle banche
    • factoring
    • crediti personali e altri finanziamenti alle famiglie effettuati dalle banche
    • anticipi, sconti commerciali, crediti personali e altri finanziamenti effettuati dagli intermediari non bancari
    • prestiti contro cessione del quinto dello stipendio
    • leasing
    • credito finalizzato all’acquisto rateale
    • mutui

    DETERMINAZIONE DEL TASSO USURARIO

    Il tasso usurario viene determinato aumentando del 50% il tasso medio applicato nel periodo di riferimento. Per esempio, poiché nel trimestre 1° gennaio – 31 marzo 2000 il tasso di interesse medio per i mutui è stato del 5,34%, per la determinazione del tasso usurario, relativo a quello stesso periodo, occorrerà svolgere la seguente operazione: 5,34 * 1,5 = 8,01. Il tasso di interesse usurario (detto anche tasso soglia) per i mutui nel periodo 1° gennaio – 31 marzo 2000, corrisponderà allo 8,01% e tutti i tassi uguali o superiori a questa soglia sono da ritenersi usurari.

    Peraltro la legge prevede che in particolari condizioni, il limite del tasso usurario può essere addirittura ricondotto a limiti inferiori a quelli determinati mediante il procedimento appena visto, rimettendo così di fatto al giudice la definizione delle circostanze nelle quali può essere riscontrata la violazione usuraria.: l’art. 644 del c.p. terzo comma infatti prevede che “Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria”.

    IL TAEG

    La determinazione del tasso di interesse effettivamente applicato deve tenere conto di diversi fattori.
    La rata di mutuo o di altro finanziamento è composta da una parte di capitale (che viene restituito) ed un parte di interesse (diciamo il “costo” del finanziamento). Ritornando all’esempio precedente, supponiamo che la rata del mutuo scadente a gennaio 2000 porti un tasso di interesse, detto tasso nominale, pari al 7,9 % (pertanto al disotto del tasso soglia). Apparentemente quindi grazie a quel piccolo scarto dello 0,2% rispetto al tasso soglia, il mutuo, o meglio la rata di mutuo, non può essere considerata usuraria perché il tasso nominale è al disotto del tasso soglia. Può capitare però che vi siano altre spese che vanno ad incidere sulla rata, come spese di amministrazione, spese di assicurazione e vari altri costi più o meno occulti che non di rado si vanno a sommare – come voci esterne e distinte – all’importo della rata di mutuo che può risultare così accresciuta in maniere considerevole. Per la determinazione del tasso di interesse pertanto dovranno essere calcolate anche queste voci che rientrano nel cosiddetto TAEG, tasso annuo effettivo globale (o TEG tasso effettivo globale) e verificare se il loro ammontare, in termini percentuali, possa incidere sulla rata portandola al disopra del tasso soglia. L’art. 644 c.p. 4° comma stabilisce infatti che “Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”.

    L’ART. 1815 DEL CODICE CIVILE

    L’art. 4 della l. 108/96, che ha modificato l’art. 1815, 2° comma c.c. in materia di mutuo, dispone che “Se sono convenuti interessi usurari, la clausola é nulla e non sono dovuti interessi”. Ciò significa che qualora venga accertato in sede giudiziale che sono stati pattuiti interessi a tassi usurari è dovuta solo ed esclusivamente la restituzione del capitale e non degli interessi, rendendosi così, di fatto, gratuito il mutuo (ma a nostro avviso la norma è estensibile a qualunque altro tipo di finanziamento) praticato a tassi usurari.

    L’EFFETTO DELLA NUOVA NORMATIVA ANTIUSURA

    L’entrata in vigore della nuova normativa antiusura che fissa ad un dato certo ed indiscutibile il tasso usurario, ha rivoluzionato radicalmente l’interpretazione dei reati d’usura e per la prima volta si è cominciato a parlare di usura praticata dagli istituti di credito e dagli altri soggetti finanziari, che in alcuni casi hanno subito indagini ed i loro responsabili sono stati sottoposti a procedimenti penali a causa della pretesa di interessi divenuti eccessivamente alti rispetto ai limiti di legge. Gli effetti benefici della legge sono apparsi subito tangibili dal momento in cui si è potuto constatare che i tassi praticati sul mercato andavano via via livellandosi su valori piuttosto omogenei, rimanendo in molti casi ben al disotto del “tasso soglia di riferimento”, sebbene si sia registrata qualche clamorosa eccezione che induce i consumatori a non dover mai abbassare la guardia.

    I CONTRATTI STIPULATI PRIMA DELL’ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 108/96

    Se per quanto riguarda la stipula di contratti di finanziamento successivi alla emanazione della legge antiusura, non si è posto alcun dubbio riguardo all’applicabilità della nuova normativa, gravi problemi invece si sono posti in tutti quei casi in cui il contratto era stato stipulato prima dell’entrata in vigore della legge. I clienti affermavano che i vecchi contratti si sarebbero dovuti adeguare alla nuova normativa, attenendosi ai tassi soglia, mentre gli istituti di credito sostenevano l’esatto opposto, ritenendo che la legge, con i suoi limiti, si sarebbe dovuta applicare solamente ai contratti stipulati successivamente.

    LA PRIMA SENTENZA DELLA CASSAZIONE IN APPLICAZIONE DELLA NUOVA NORMATIVA ANTIUSURA

    La Cassazione, chiamata per la prima volta, dopo l’entrata in vigore della riforma, a pronunciarsi sull’applicazione delle disposizioni della legge 108/96 relativamente ad un contratto di apertura di conto corrente stipulato prima dell’entrata in vigore della stessa, in relazione al quale era stata richiesta l’applicazione di tassi di interesse usurari, ha stabilito che “nei rapporti di conto corrente bancario, anche se sorti in epoca anteriore alla legge sull’usura, deve ritenersi illegittima la pretesa di un istituto di credito di riscuotere, a titolo di scoperto, un interesse superiore al tasso soglia stabilito nei vari periodi di riferimento con decreto del ministero del Tesoro. Alla stregua della nuova normativa, infatti, non è più possibile continuare a dare effetto alla pattuizione di interessi superiori alla soglia usuraria a fronte di un principio introdotto nell’ordinamento con valore generale e di un rapporto non ancora esaurito”. (Cass. 2000/5286).

    Questo orientamento fu confermato qualche mese dopo dalla stessa Cassazione con la sentenza 2000/14899 in materia di mutui ribadendo che “In tema di contratto di mutuo, la pattuizione di interessi moratori a tasso divenuto usurario a seguito della legge n. 108 del 1996 e’ illegittima anche se convenuta in epoca antecedente all’entrata in vigore di detta legge e comporta la sostituzione di un tasso diverso a quello divenuto ormai usurario, limitatamente alla parte di rapporto a quella data non ancora esaurito”.

    Secondo la Cassazione dunque, come sostenevano i clienti delle banche, dal momento dell’entrata in vigore della nuova normativa tutti i contratti, indipendentemente dalla data di stipula, dovevano essere “calmierati” dall’applicazione dei limiti stabiliti dalla legge 108/96, con buona pace di tutte le arzigogolatissime tesi di coloro che sostenevano in maniera a dir poco funambolica il contrario, però…..

    PERO’ SIAMO IN ITALIA : CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO

    Il governo Amato, sensibilissimo alle esigenze ed alle richieste delle banche, un paio di mesi dopo la sentenza 14899/2000, ha emanato il D.l. 29 dicembre 2000 n. 394 (convertito con la legge 24/2001) di “interpretazione autentica” della legge 108/96 con cui, stravolgendo – in maniera più che evidente – lo spirito della legge, ha stabilito che sono da ritenersi usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, indipendentemente dal momento del loro pagamento. Ciò significa che, con atto meramente politico di salvaguardia degli interessi dei poteri forti, è stato vanificato il sistema di garanzie che la legge offriva agli utenti dei servizi bancari e finanziari.

    È stato altresì stabilito che per i mutui a tasso fisso, stipulati precedentemente all’entrata in vigore della legge antiusura (aprile 1997) non vi è l’obbligo di restituzione da parte della banche degli interessi già percepiti ma è previsto, un contentino: per i mutui prima casa di importo fino a 150.000.000 di Lire italiane a partire dalle rate scadenti dal gennaio 2001, è stato introdotto un tasso di interesse di sostituzione pari allo 8% annuo senza oneri di rinegoziazione. Ciò significa che i mutuatari, se hanno stipulato contratti di mutuo a tasso fisso, prima del 2 aprile 1997 con un tasso di interesse superiore allo 8% annuo hanno diritto alla riduzione fino a questo tasso senza spese aggiuntive (con buona pace delle tabelle antiusura!).

    A PARER NOSTRO…

    I propositi benefici della legge antiusura, come è stato premesso, sono stati in parte frustrati dall’introduzione D.l. 384/2000. Tuttavia l’effetto principale della legge consistente nel fornire a chiunque parametri di riferimento certi nell’accesso al credito non è venuto meno. Alcuni soggetti finanziari hanno aderito alla richiesta di trasparenza che le legge impone con maggiore sollecitudine rispetto ad altri ma la tendenza generale è stata quella comunque di rendere le operazioni di credito sempre meno assoggettate alle vessazioni ed alle pretese delle banche ed altri soggetti finanziari.

    Il D.l. 384/2000 presenta alcune incongruenze che meritano qualche attenzione: esso nella frettolosa formulazione che gli è stata data (si doveva fare presto, i mutuatari e i correntisti bussavano alle porte delle banche chiedendo la restituzione di miliardi di lire pagati in più) presenta delle inconciliabili contraddizioni che potrebbero essere spunto di nuove impugnazioni dinanzi alla Corte Costituzionale.

    QUALCHE CONSIGLIO

    È indispensabile, prima di stipulare qualsiasi contratto di finanziamento – che sia un mutuo casa, un’apertura di credito in conto corrente (fido bancario) un leasing o un prestito personale magari per l’acquisto di una TV o dei mobili per la casa – farsi dare un prospetto con l’indicazione a chiare lettere del numero delle rate, l’importo di ciascuna di esse ed il tasso di interesse applicato. Dovranno essere indicate inoltre tutte le spese di istruttoria (a volte abbastanza alte) e le altre spese eventuali da sostenere per l’accesso al credito (per la determinazione del TAEG).

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