8 Giugno 2006

«I mini-pedaggi? Di Pietro sbaglia»






«I pedaggi autostradali non si toccano». La levata di scudi contro la proposta del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro è generale, con sindacati e consumatori che sparano a zero sull?ipotesi di aumentare il costo del servizio. «Un euro, 50 centesimi o 10 centesimi, a seconda della tratta», aveva annunciato l?ex magistrato. Un balzello destinato a salvare i cantieri Anas a rischio chiusura: entro luglio bisogna infatti trovare un miliardo di euro, 800 per i trenta lotti ancora aperti (i muratori rischiano di dover tornare a casa) e altri 200 per la manutenzione straordinaria. L?appello, però, non ha sortito l?effetto sperato. Non è una sorpresa: anche l?ex titolare dei Trasporti, Pietro Lunardi, aveva tentato invano di ritoccare i prezzi al casello, che in Italia sono già tra i più alti d?Europa. «Senza gli aumenti – disse il tecnico nell?ottobre del 2003 – rinunceremo a importanti risorse per le infrastrutture strategiche». I rincari ci furono, gli ultimi sono datati 1 gennaio 2006. In media gli automobilisti italiani spendono il 2%-3% in più ogni anno, un trend nettamente superiore a quello dell?inflazione: i soldi, però, non finirono nelle casse del governo, ma in quelle dei concessionari. Che, come hanno rilevato le stesse indagini dell?Anas, più che investire in sicurezza e ammodernamento della rete sono bravissimi a gonfiare gli utili aziendali. Lunardi ci riprovò qualche mese dopo, proponendo di far pagare il pedaggio anche sulle provinciali, sul Grande raccordo anulare e sulle autostrade del Sud. Non se ne fece nulla. Stessa sorte per i «pedaggi ombra» immaginati dal ministro del Tesoro Domenico Siniscalco per la Finanziaria 2005. L?idea di Di Pietro di creare attraverso la manovra bis un fondo per completare le grandi opere rischia, ora, di fare la stessa fine. «Mi domando se non sia il caso di chiedere agli automobilisti di pagare qualcosa in più», ha detto il ministro a Ballarò. Sarebbero a rischio i lavori della Salerno-Reggio Calabria, della Catania-Siracusa, del Gra di Fiumicino, senza dimenticare la Statale Ionica e l?Aurelia. In tutto gli interventi già cantierizzati sono 42: dopo le gare il governo dovrebbe girare all?Anas altri 4 miliardi di euro, da aggiungere al miliardo per il 2006. «Se me li trovate – ha chiosato Di Pietro – mi metto domani a scavare». Secondo la Cgil i soldi non vanno cercati nelle tasche degli italiani, ma nelle casseforti delle concessionarie. Più che chiedere dieci centesimi agli automobilisti che prendono la Napoli-Salerno per raggiungere l?ufficio o un euro per chi va da Roma a Bari, il governo deve usare gli utili di Autostrade e delle altre concessionarie. «Solo negli ultimi due anni i guadagni straordinari del gruppo dei Benetton sono stati rispettivamente di 735 e 804 milioni di euro – spiega il segretario nazionale della Fit Roberto Martelli – A fronte di questi risultati, gli investimenti promessi non sono stati realizzati». L?Anas, impegnata nella partita Autostrade-Abertis, ha invece applaudito l?ipotesi del ministro. «Un?ottima idea, un segnale di attenzione per la nostra azienda», ha detto il presidente Vincenzo Pozzi. Meno di un anno fa, però, davanti alla Commissione trasporti della Camera aveva proposto di vincolare le tariffe autostradali e il loro incremento «alla qualità dei servizi delle società concessionarie». Servizi che pochi automobilisti sentirebbero di promuovere. Se l?Ugl teme effetti devastanti sull?inflazione, per la Cisl l?aumento dei pedaggi provocherebbe lo spostamento del traffico sulla rete locale e provinciale, già duramente provata dai congestionamenti quotidiani. Le associazioni dei consumatori liquidano le parole di Di Pietro come «pazzesche e inique». «Non si può stangare le famiglie e lasciare inalterate le rendite e gli utili da capogiro dei Benetton – attacca l?Adusbef – Il ministro chieda ad Autostrade la ragione dei mancati investimenti per circa 4 miliardi di euro, e si faccia finanziare da loro le grandi opere». Il Codacons parla, addirittura, di manifesta incostituzionalità: «Chi utilizza solo la rete a pagamento, tipo la Salerno-Reggio, fruirebbe del contributo di tutti gli altri utenti. È assurdo».

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